Le Forbici Di Atropo – “Gusfraba”

le forbici di atropo band

Le Forbici di Atropo

By Serena Agneletti

Sono originari della Magna Grecia e con un nome così non potrebbe essere altrimenti: Le Forbici di Atropo è una band rockettara tarantina che fonde il rock alternativo al rock’n’roll californiano fino ad arrivare ad accenni quasi folk (ascoltate l’attacco di “Di Nostalgia Si Può Morire” per credere). L’ultimo lavoro, Gusfraba, concentra in dieci tracce un alto tasso di rabbia e indignazione verso la civiltà contemporanea, con particolare attenzione alla decadenza tipicamente italiana: si comincia con un bersaglio facile, la Chiesa (Mi è sembrato che il mio 8 per mille / Fosse calzato da Sua Santità), si prosegue con la classe politica (Voi corrotti e sporchi parassiti / Voi vecchi bavosi e pervertiti / Voi, le meretrici di partito), le tante starlette che immolano la propria avvenenza per raggiungere una celebrità immediata quanto effimera (E chissà com’è fiero di te tuo papà / Che non vede, non sa cosa fai / Per permetterti sempre quel Tiffany al polso) ed i raccomandati d’onore nascosti tra le file dei servitori della patria (Finanza, vigili, carabinieri, polizia, ce n’è per tutti); a chiudere la vergognosa parabola l’inquietante profilo dei giovani uomini d’oggi, riassunti emblematicamente nell’archetipo del tronista: sgrammaticato, maniacalmente curato nell’aspetto, interessato solo al calcio e alla bella vita fatta di happy hour e sballo in discoteca; non a caso alla fine del brano – sarcasticamente intitolato “Se sarei come te” – si sente un estratto tv che termina con la voce di Maria de Filippi. E non è l’unico: fanno da prologo ad alcune canzoni stralci di film e dialoghi surreali strappati alla tv spazzatura, che dalle emittenti private rimbalza sui nuovi media dove viene sbeffeggiata e fatta dilagare un po’ ovunque, con il risultato che, pur prendendone le distanze sul piano ideologico, concretamente si sta al gioco e se ne parla.Per molti versi un concept-album, quindi, che sulla denuncia trova fondamento ed ispirazione; non mancano comunque pezzi più introspettivi, verbosi, poetici nella scelta dei temi trattati e delle parole attraverso le quali esprimerli: in “Danza di demoni” è il manico a sei corde della chitarra (Che compare a metà brano con un assolo tagliente) che permette all’io di non sprofondare tra le ombre e le realtà inconfessabili che lo attanagliano; in “Di nostalgia si può morire” e “Brass” al centro c’è l’amore, da cui ci si vuole allontanare o al quale si fa ritorno pur essendo fonte di infelicità; nella struggente “Il disagio dell’invisibile” sono gli emarginati a trovare voce e spazio per essere narrati mentre in “Sfiorirai” la paura della fine si affrontata vivendo, permettendo ai fantasmi di un tempo di allontanarsi e smettere di pungolare l’anima vestendo i panni del perdono. Un album in cui tanti processi catartici s’intersecano senza fornire risposte ma trovando nell’espressione musicale una prima risoluzione, immediata e liberatoria. Chissà cosa verrà dopo, probabilmente Niccolai, Marra e soci non lo sanno ancora: sta alla parca Atropo, figura della mitologia greca ritenuta responsabile del destino dei mortali (Da qui il nome del gruppo), decidere dove e come tagliare. Quel che è certo è che il filo narrativo dipanato finora suona davvero bene.

Tutte le bands interessate a ricevere recensioni, promozione e pubblicità sul nostro blog possono scrivere ed inviare materiale(audio,video,bio,foto,links vari) all’indirizzo  antipop.project@gmail.com  Verrete inseriti su Studenti in erba!!

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