Hollywood Noise – “More Than Your Mouth Can Swallow II”

Hollywood Noise

Era una giornata abbastanza merdosa, nulla di particolarmente drammatico, ma davvero noiosa e inconcludente. Dopo un’oretta di meritato riposo con le cuffie nelle orecchie e un buon libro in mano, mi sono prontamente messo al computer con l’intento di trovare delle buone tablature per Sturstruck dei Rainbow. Durante la ricerca mi sono imbattuto in qualcosa di stupefacente quanto scioccante, di tanto inaspettato quanto gradito; si sono palesate nelle mie stanche orecchie le calde, accoglienti e dure note degli Hollywood Noise. Questi ragazzi torinesi hanno fatto una cosa che a mio parere, sebbene la diffusione del genere tra le band underground dica il contrario, è molto difficile, per non dire quasi proibitiva: hanno preso l’Hard Rock e l’hanno fatto loro, gli hanno dato un proprio stile. Questo genere è certamente stato generatore di band che resteranno sempre nella storia della musica mondiale: AC/DC e Guns N’ Roses per citarne solo due, elencare tutte quelle degne di nota sarebbe alquanto prolisso (ci tengo solo a puntualizzare che la mancata citazione dei Led Zeppelin è dovuta al fatto che definirli solo Hard Rock, sarebbe alquanto riduttivo); genere che però nel corso degli anni è stato spremuto molto intensamente ed ha progressivamente perso l’antica egemonia, fino ad arrivare a oggi, dove abbiamo davvero pochi nuovi gruppi di livello rispetto agli anni ’70 (per non dire che non ne abbiamo).  Proprio in questo si rivela l’abilità Noise: nell’aver affrontato un genere tanto bello, ma che ti pone sempre e comunque a confronto con band enormi, e aver retto la botta alla perfezione, senza nemmeno perdere l’equilibrio. Partirei dicendo che il loro sound non ha nulla di nuovo, come avevo già detto, l’Hard Rock ha partorito quasi tutto ciò che poteva. L’asso nella manica che rende grandi i nostri amici da Torino è stato l’essere riusciti a creare qualcosa di mai visto con quello che già c’era. Per usare una metafora: gli Hollywood Noise sono un “Frankenstein” della musica Hard, ma non un mostro privo di senno, un’entità precisa, delineata e, soprattutto, bella. Molto anche, a mio parere.  Il loro stile è quello dell’Hard Rock più classico: ritmiche di chitarra che ricordano quelle di AC/DC, parti soliste che passano da accompagnamenti alla Aerosmith ad assoli alla Slash/Angus Young. La base ritmica prende spunto, a parer mio, da quella dei Def Leppard; il che porta un’impronta Glam/Hair al loro sound, che fa un leggero occhiolino ai Kiss del periodo da me più amato. Le chitarre a mio parere sono studiate in maniera veramente efficace, s’incarnano perfettamente nel genere senza sparire nella massa, com’è facile che accada. Dai video anche l’equipaggiamento è quello classico: Gibson Les Paul (di cui fa uso anche il sottoscritto) e Marshall (che c’è di meglio?) e loro lo sfruttano come dovrebbe essere sfruttato, cioè con melodie meravigliosamente calde e studiate, sfruttandone la qualità, e facendo un rumore d’altri tempi, sfruttandone la quantità. Altro particolare che non mi ha lasciato per nulla indifferente è la voce: l’apporto del vocalist è grandioso, personalmente mi ricorda per certi versi Steven Tyler e per altri Bon Scott. Il che non mi sembra un’investitura secondaria visto che si sta parlando delle voci di due delle più grandi Rock Band di sempre e, come se non bastasse, questi due signori risultano rispettivamente terzo e quinto nella classifica dei migliori vocalist Rock stilata dalla rivista Hit Parade nel 2006. Quindi, Matthew, hai il diritto di sentirti lusingato. More Than Your Mouth Can Swallow II” è il figlio del quasi omonimo EP (privo solamente del numero) con cui gli Hollywood sono debuttati. È un album di pregevolissima fattura, molto piacevole all’ascolto, pieno di elettricità e potenza, ma allo stesso tempo di grazia e dolcezza. I pezzi sono tutti riusciti, ma alcuni spiccano tra gli altri che si mantengono tutti allo stesso (alto) livello; la mia preferita è Shame On You, quell’intro di armonica a bocca e chitarra che tanto ricorda Crazy degli Aerosmith mi ha fatto veramente impazzire, ma anche Rip It Off ha suscitato in me sensazioni che tanto ricordano le corde mosse nel mio cuore da un certo gruppo di australiani la cui fama non si può considerare limitata. Questi due brani, tra venti album, appariranno certamente in un corposo Greatest Hits che sarà venduto in ogni negozio di CD (se ancora ne esisteranno) come simbolo dell’immortalità della musica Rock. Ragazzi, avete resuscitato in me l’Hard Rock! E avete guadagnato un fan. Quindi, se passate nel milanese, fatemi un fischio e accorrerò volentieri.                                                                  By Andrea Galuzzi


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