La sindrome di Kessler: la cruda realtà quotidiana nel nuovo video La prossima infezione

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Ad un anno dall’esordio la band romana si prepara all’uscita del secondo disco, anticipato dalla promozione del nuovo singolo-videoclip: uno spaccato crudo e diretto della macabra realtà che ci circonda.

Genere: indie rock / grunge / alternative rock / garage

Etichetta: Autoproduzione

Dopo l’anteprima esclusiva su Shiver Webzine, esce ufficialmente La prossima infezione, il nuovo video de La sindrome di Kessler.

La tematica affrontata nel video riguarda il rapporto umanità/disumanità, un gioco di specchi che serve a ricordarci come siamo e con chi abbiamo a che fare: noi stessi e i nostri simili, i contorti meccanismi sociali, gli input/obblighi offerti/imposti dalla modernità, la schiavitù tecnologica, spesso autoinflitta, orrori e meraviglie e tutto quanto possa far cadere in un vortice di disorientamento e annichilimento. Recinzioni e barriere da cui dobbiamo liberarci per ritrovare una più equilibrata dimensione umana, di cui, lentamente, pare ci stiamo dimenticando.

Così recita la canzone nel suo incipit: “Ed ora che hai scoperto che è tutta una finzione, ammirerai la posa di un’altra recinzione?”

Interpretato da Mark Zao – protagonista estremo e distorto che incarna la “folle voracità” del presente facendosi simbolo del rutilante mondo in cui viviamo – questo videoclip, crudo e diretto come solo la realtà sa essere, consolida ormai la collaborazione e l’amicizia con il regista Idio, siglando il terzo lavoro consecutivo con la band dal 2015.

La sindrome di Kessler è tornata dal vivo a Roma il 14 gennaio in una data split con la band capitolina La salamandra presso il locale Defrag.

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Band:

Antonio Buomprisco: Voce-chitarra

Canio Giordano: Chitarra-voce

Sancio: Basso

Luca Mucciolo: Batteria

Credits

Regia, fotografia, montaggio: Idio

Sceneggiatura: Idio e Lsdk

Protagonista: Mark Zao

Contatti:

Mail: lsdkessler@gmail.com

Fb: La sindrome di kessler

YouTube: La sindrome di Kessler

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antipop.project@gmail.com

I Dei Degli Olimpo – Dal lago di Bracciano a Ligabue con l’album Uno

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Esordio discografico per la band romana che lo scorso fine settembre ha suonato di fronte a 80.000 persone sul prestigioso palco del Liga Rock Park assieme al rocker di Correggio. Dieci brani per un caleidoscopio di generi che spaziano dal blues al metal, dal pop alla bossanova mantenendo al tempo stesso un’identità definita

Genere: rock/blues/pop

Label: Autoproduzione

Streaming https://ideidegliolimpo.bandcamp.com/releases


Si intitola
Uno ed è il primo album della giovane rock band romana I Dei Degli Olimpo.

Il disco, frutto di una crescita artistica dipanatasi nel corso di ben sei anni di attività, racchiude la voglia di esprimersi liberamente senza fare riferimento ad alcuna etichetta di genere, puntando sulla creatività e sfruttando molte influenze. La principale caratteristica di Uno infatti è quella di racchiudere numerosissime sfumature di stile all’interno dei dieci brani, senza rinunciare ad un sound energico, definito e riconoscibile dal quale la band trae la propria individualità. Le influenze spaziano dal blues al metal, dal pop alla bossanova conferendo un effetto caleidoscopico in grado, al tempo stesso, di mantenere un’identità definita.

Dall’uscita di Uno I Dei Degli Olimpo partecipano al Liga Rock Park, un contest atto a scegliere gruppi per aprire i concerti di Luciano Ligabue a Monza il 24 e il 25 settembre del 2016.

Passano le audizioni e vengono scelti per la data del 25 nella quale si esibiscono davanti ad 80.000 persone su uno dei palchi più grandi d’Europa. Durante lo show ricevono un riscontro più che positivo dal pubblico, così vasto ed eterogeneo, che li spinge verso la decisione di esplorare tutti gli stage italiani per rimanere vicini ai propri fan e scoprine di nuovi.

Mille anni dall’ombra live @ Liga Rock Park https://www.youtube.com/watch?v=nBXKrd7yoc8

Riuscire a creare un prodotto come Uno è stato possibile grazie al duro lavoro al Kick Recording Studio, durato più di cinque mesi, e ai saggi consigli di Marco Mastrobuono e Matteo Gabbianelli (Kutso) che hanno saputo indirizzare la band verso le scelte migliori. Il processo creativo che la porta a scrivere i brani è ormai rodato e consiste nello sviluppare una melodia che sappia trasmettere sensazioni all’ascoltatore, arrangiandola con la massima creatività e poi trasferendo il prodotto al test più importante: quello del pubblico. Esso è infatti il giudice più prestigioso e non esiste riconoscimento migliore di un gruppo di persone che canti le tue canzoni con te e riesca a condividerne i sentimenti trainanti.
Essere creativi, in fondo, significa proprio questo.

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Tracklist

1. Taci, Miserabile!

2. Società

3. Ma Siamo In Italia

4. Sono un Pagliaccio

5. Mille Anni Dall’Ombra

6. Strada Per Il Paradiso

7. Falso Alternativo

8. E’ Una Fotografia

9. Verdiana

10. Hey Don’t Forget Me

Tour (in costante aggiornamento)

22/12/2016 @ Status Pub, Bracciano (RM)

14/01/2017 @ Outlaw Club, Bracciano (RM)

20/01/2017 @ Itineris pub, Civita Castellana (VT)

10/02/2017 @ Casa di Emme, Bassano Romano (RM)

12/02/2017 @ Locanda Blues, Roma

Biografia – I Dei Degli Olimpo sono una rock band laziale nata fra i banchi del liceo nel 2010 dall’amicizia di cinque ragazzi e dal loro amore per la musica. Formatosi per gioco, il gruppo deve il proprio curioso nome a una gaffe fatta durante le riprese di un video che diventò presto virale durante gli anni del liceo. Dalle prime esperienze live alle feste scolastiche, la band inizia a farsi spazio fra la realtà musicale del Lazio, proponendo brani inediti e finendo con il registrare un primo EP alla Cattedrale dei Suoni di Luca Bellanova, successivamente presentato con un mega concerto al CrossRoads, celebre live club appena fuori Roma. Al termine delle registrazioni la band compie anche la prima esperienza all’estero, suonando alla “Fête de la Musique” di Parigi.

Durante questo periodo hanno il piacere di aprire il concerto di Gianmarco Dottori, noto cantautore romano semifinalista del programma televisivo “The Voice”, e dei Kutso, grazie ai quali vengono a conoscenza dello studio di registrazione del frontman Matteo Gabbianelli. Decidono quindi di registrare il primo CD “Uno”, curato da Marco Mastrobuono e dallo stesso Gabbianelli. Le sessioni comprendono il periodo tra ottobre 2015 e febbraio 2016.

Della scorsa estate la partecipazione al contest Liga Rock Park, vincendo così l’apertura a Luciano Ligabue al Parco di Monza il 25 settembre 2016, davanti ad 80.000 persone. L’esperienza con il rocker di Correggio risulta per la band una tappa fondamentale per la presa di coscienza dei propri mezzi, un evento dal quale sono scaturite altre opportunità fantastiche, come essere invitati al Maker Faire di Roma.

Contatti

https://www.facebook.com/ideidegliolimpo

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È disponibile su tutti i principali store e piattaforme digitali il nuovo disco delle Metamorfosi dal titolo Chrysalis. Edito da Mauna Loa e distribuito da Believe, è il primo lavoro della band scritto in inglese. Un sound maturo, articolato e contaminato, un angolo di Mediterraneo che si affaccia sul panorama internazionale, esplorando i confini della scena indie/rock contemporanea.

“Sfumature di una crisalide che diventa farfalla”, Chrysalis rappresenta il momento di evoluzione, di cambiamento, di metamorfosi per l’appunto che sta coinvolgendo la band nell’ultimo anno. Testi e musiche dalle influenze più disparate che hanno accompagnato la crescita del gruppo in questi anni: dal rock al jazz, fondendo le atmosfere più rarefatte della scena indipendente attuale a quelle sonorità più dense della tradizione rock. Al fianco di chitarra e batteria troviamo colori più sottili riempiti da archi, marimbe e glockenspiel con spazi ampi e riverberati che in alcuni brani incontrano dimensioni più raccolte.

Dalle liriche di Chrysalis traspare la ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, la volontà di mostrarsi per come si è davvero, senza nessuna maschera, e di manifestare i sentimenti e gli stati d’animo più autentici rifuggendo qualsiasi omologazione e al di fuori di ogni regola; il bisogno di un ritorno ad uno stato primigenio, in comunione con la natura, per entrare in contatto con l’essenza più profonda delle cose.

La band laziale è reduce da un 2015 impegnato e ricco di soddisfazioni. Oltre ad aver aperto i concerti di artisti del calibro di Carmen Consoli Max Gazzé, vincono il festival LazioWave aprendo il live dei Marlene Kuntz a Frosinone e si aggiudicano come migliori interpreti il premio Ugo Calise Festival ad Ischia (NA).

Lo scorso dicembre pubblicano il videoclip di The Moon is Kiddin’ Me, primo singolo che anticipa l’uscita di Chrysalis. Con oltre 150 concerti in tutta Italia alle spalle (38 solo nel 2015), le Metamorfosi si apprestano ad aprire una nuova stagione live: dopo il release party ufficiale del 27 febbraio nella suggestiva cornice del Museo Del Sottosuolo di Napoli, faranno seguito le prime date a Roma e nelle province di Lazio e Campania. È in progetto un tour che toccherà i migliori club e festival della Penisola e che aprirà le strade verso il resto d’Europa.

Prossimi concerti

27.02.2016 @ Museo Del Sottosuolo, Napoli – Release party ufficiale

5.03.2016 @ La Saletta, Centro delle Arti, Frosinone

12.3.2016 @ Freedom Cafè, Coreno Ausonio (FR)

13.03.2016 @ Jarmusch, Caserta

18.03.2016 @ Terra di Briganti, Castelforte (LT)

20.03.2016 @ Le Mura, Roma

25.03.2016 @ Bar Cicerone, Arpino (FR)

16.04.2016 @ Les Maudits, Valmontone (RM)

Storico concerti – https://db.tt/xIFIR0PW

www.facebook.com/lemetamorfosi 

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Ancora più granitici: Monolith, “Overload” è il secondo singolo/videoclip dal debut album “Even More”

Monolith

Secondo brano estratto dall’esordio della stoner band modenese che annuncia la lavorazione di un nuovo capitolo discografico.

Genere: rock, hard rock, grunge, stoner, acid rock

Release date: 29.02.2016

Overloadhttps://www.youtube.com/watch?v=TtQiVS-knfk

È disponibile su YouTube Overload, secondo singolo e videoclip estratto da Even More, album di debutto dei Monolith pubblicato lo scorso aprile per l’etichetta emiliana Hazy Music.

Uno stoner/grunge arrabbiato, sporcato da reminiscenze psichedeliche ed echi di musica etnica, caratterizzato da grande attenzione per testi e compattezza del suono.

Brano e video raccontano una piccola situazione di vita, che vorremmo lasciare celata per renderla di più libera interpretazione, attraverso una metafora– dichiara la band modenese – “Il tutto è rappresentato dalla sfera argentata che il protagonista del video brama e insegue. C’è un piccolo richiamo musicale”.

Overload è stato girato in un’officina metalmeccanica che è anche il posto di lavoro del cantante Andrea Marzoli: “E’ stato divertente vedere trasformato in un set un ambiente del genere. Le riprese iniziali sono in live audio e si può sentire una citazione musicale a una leggendaria e iconografica band dei 70s.”

Sonorità granitiche quelle dei Monolith, sicuramente influenzate dal movimento grunge dei 90s negli Stati Uniti (SoundgardenAlice in Chains, Pearl Jam) e da gruppi più moderni come Queens Of The Stone Age e Wolfmother. Tra gli artisti di riferimento in ambito nazionale spiccano senz’altro i Marlene Kuntz mentre per quanto riguarda il british sound, la band si schiera decisamente dalla parte dei Beatles.

Novità interessanti all’orizzonte per la band emiliana: “Chiuderemo un anno di Even More in Aprile e sicuramente inizieremo la stesura di un nuovo disco”.

Suonerà ancora più monolitico? Non resta che aspettare..

Overload Video Credits

Regia: Marco Pattarozzi e Edoardo Giacomelli della Sick Pine Video https://www.facebook.com/sickpine

Bio Nati a Settembre 2013 da un’idea di Andrea Marzoli, chitarra e voce, e Massimiliano Codeluppi, chitarra, che con Riccardo Cocetti, ex batterista del gruppo indie “The Villains”, ed Enrico Busi compongono il quartetto ufficiale. A Marzo 2013 esce il loro primo EP di tre tracce Louder, registrato e mixato al Ghee Studio di Bologna. In seguito proseguiranno tutto il 2014 con un’intensa attività live. In estate vincono il Premio Augusto Daolio 2014. Il 22 Febbraio 2015 sono ospiti al Nomadincotro. Il 4 Aprile 2015 esce il primo Full Lenght ufficiale Even More presentato al Mattatoio Culture Club di Carpi. Registrato e mixato dal produttore e musicista bolognese Marco Bertoni (Motel Connection, Maccaroni Circus), con la collaborazione in fase di arrangiamento di Arcangelo Cavazzuti (Modena City Ramblers) masterizzato da Filippo Cimatti (Bones UK) e prodotto da Hazy Music di Davide Ravera. Proseguiranno il 2015 con un intensa attività live. Il 29 Febbraio 2016 è in uscita il video di Overload, singolo estratto dal primo disco Even More. Attualmente in fase di stesura di una nuova opera.

Contatti

https://www.facebook.com/MonolithRock

http://monolithrock.tumblr.com/

Contatto Stampa

Ufficio Stampa Blob Agency Bologna

Frank Lavorino 3396038451

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Boskovic – A Temporary Lapse of Heaven

LucaBoskovicCopertina

A Temporary Lapse of Heaven è il primo disco del cantautore vicentino Luca Bonini Boskovic. Artista dalla carriera ventennale passata a suonare in giro per i locali con varie formazioni, tra le quali i Fourback e la John Lennon tribute band. Un amore per il beat e il rock nel quale Boskovic ha sempre cercato di dare spazio alle sue emozioni ed interpretazioni, costruendo così la propria identità. Una formazione durata a lungo che fa di questo album un esordio atipico in cui, oltre ad un’elevata capacita autoriale ed interpretativa, il cantautore mostra una gran voglia di esprimersi.

11 brani che variano tra rock, pop, r’n’b e beat. Sono spesso tracce dalla distribuzione ritmica e armonica complessa, affreschi sonori ripresi dalla tradizione inglese di Beatles, Pink Floyd e Bowie. Piuttosto intuibile che la lingua utilizzata dall’artista non sia il dialetto veneto bensì quella di Sua Maestà Elisabetta II. Bisogna però sottolineare che, seppur interpretati con un giusto accento rock, il più delle volte non riescono ad essere all’altezza della musica. Abbastanza evidente già dalle sue dichiarazioni, come per Boskovic la materia primaria sia quella strumentale: “Per me la musica è il desiderio e il bisogno di elaborare le emozioni personali e tradurle in melodia;”

Da evidenziare pezzi come “Everyday”, che con le sue parti acustiche e orchestrali si avvicina ad un pop-rock alla Oasis, o ancora più british la sinistra “Sun (born and die)”, mentre l’acme è raggiunto dalla finale “You can do it”, ballata che non sfigurerebbe su un disco di Elton John.

B.B (non sono Brigitte)

https://play.spotify.com/album/0lFaTwBnnoVDBFqCb8XNGP

https://soundcloud.com/boskovic-music-926860026/sets/boskovic-a-temporary-lapse-of-heaven

https://www.facebook.com/Boskovicmusic-179436975587011

Sharazad – Sharazad Ep

Copertina Ep Sharazad

Sharazad è il nome dell’EP d’esordio dell’omonima band, nata nella provincia di Milano. Formazione che, si sente subito, subisce varie influenze musicali e ha tanta voglia di sperimentare in modo spontaneo. Viene fatto uso di una larga cerchia di effetti elettronici, spesso in maniera simile a quanto avviene con la musica d’ambiente. Il risultato è veramente soddisfacente, in primis dal punto di vista appunto musicale: le tracce Dinamiche, Il male che fa e Agosto, pur differenti l’una dall’altra, risultano attinenti al tipo di messaggio, concetto o storia che vogliono esprimere; l’ultimo brano Arvo è invece un pezzo totalmente sperimentale che impreziosisce ulteriormente un lavoro dalla compattezza e completezza di assoluto livello.

In conclusione, con questo prodotto gli Sharazad ci forniscono un ottimo biglietto da visita che ci incuriosisce e in un certo senso ci attrae, per citare il singolo Il male che fa:
Ci serve di più, sì molto di più”.

Riccardo Perfetti

http://open.spotify.com/album/3lgdjSYrnrpCRcTyGCFv6o

https://www.facebook.com/pages/Sharazad/660207720791668

Il “Viaggio Ribelle” di Davide Taloni

Il cantautore Davide Taloni

Non rimpiango il tempo perso, non si perde il tempo lo si vive sempre”.

Ho deciso di iniziare così questa mia recensione, sfruttando subito i testi del cantautore che andrò a presentarvi e commentarvi quest’oggi! Cuffie? Pronte! Computer? come sempre surriscaldato dall’ascolto eccessivo dei brani! E la mia mente?…riempita di pensieri. Ed è forse questa la poesia di un cantautore, è forse questa la magia che sta dietro ad un testo scritto a tavolino in compagnia unicamente della propria chitarra, il potere di emozionare…con poco. Non fraintendetemi, non voglio sminuire nessuno, non è che essere cantautori sia sinonimo di carenza tecnica per quanto riguarda la musicalità dei pezzi, sto solo dicendo che quando ascolto Guccini, Bertoli o l’irraggiungibile Faber, la mia attenzione è principalmente rivolta ai testi, perché la bellezza artistica e l’essenza dei brani è racchiusa nelle parole che questi dicono, ed ogni testo sarebbe bellissimo qualunque fosse la base strumentale che lo accompagna.

Ma sto divagando, scusate! Voglio inquadrarvi il nostro artista!

Davide Taloni, è questo il nome, afferma nella sua biografia di aver sempre amato la musica, sin dalla tenera età (una simpatica foto sul suo sito conferma le sue parole). La musica lo ha sempre affascinato, accompagnandolo nei suoi pensieri e permettendo alla sua mente di spaziare, fin quando la “Sua Musica” non ha sentito la necessità di uscire, la necessità di essere espressa tramite le sue parole. Da qui nasce la “collaborazione” con la sua fedele chitarra, ed ora si presenta al pubblico, principalmente del Nord-Italia, con i suoi lavori, scritti di proprio pugno, accompagnato dalla sua band. La particolarità di questo artista, che sento di riportarvi, sta nell’insolito tour “Viaggio Ribelle” che lo ha visto inforcare la vespa, caricata con chitarra ed amplificatore, e diffondere la propria musica lungo strade, piazze e passi alpini, ovunque le orecchie di qualcuno potessero udirla e godere della composizione. Ed è per questo che ho iniziato la recensione con una frase tratta da un suo brano, precisamente “Tutto il nostro tempo perso”, perché Davide Taloni ci dimostra come il tempo speso ad inseguire passioni così forti, capaci di portarti a sostenere un tour così fuori dal normale, non potrà mai definirsi perso…ma semplicemente vissuto.

Inquadrato l’artista, inquadriamo l’opera! Entrando in contraddizione con quanto detto prima, sento di dover fare una lode a chi accompagna Davide nella sua espressione musicale, quindi ai componenti della band, intenti a seguire i testi del nostro cantautore, riempiendo i vuoti con i loro strumenti. Un sound che trasmette principalmente tranquillità, come le canzoni ed i testi vogliono d’altronde, un sound che accompagna perfettamente la voce di Davide ma che spesso passa anche in primo piano con assoli di chitarra consoni al genere interpretato. Quando dico consoni è perché dubito che qualcuno di voi abbia mai sentito una “canzone da cantautore” lasciar spazio ad una chitarra distorta e 

virtuosa, come mai sentirete un assolo di batteria degno di un gruppo metal. Ad ognuno il suo genere!

La musica di Davide è semplice e leggera, sembra (ed è così) ci voglia esprimere qualcosa, un suo pensiero, un suo sogno, un desiderio o una speranza. Non importa quello che cerca di trasmetterci, qualunque cosa essa sia Davide ci riesce. Grazie a qualche parola, qualche frase che fa riflettere…o più semplicemente fa sorridere. Non c’è una canzone, fra quelle che ho avuto il piacere di ascoltare, che non mi abbia lasciato perplesso, a divagare fra me e me, e, giuro davvero, mi sono spesso scoperto perso in ricordi e pensieri che pensavo nascosti e dimenticati nei più remoti lidi della mia mente. 

L’ascolto di questo artista è una esperienza significativa, permette di scoprire a fondo il suo pensiero e poter in parte riscoprire anche il nostro. Questo perché Davide ci offre molti spunti, passando da un testo indirizzato ad una ragazza conosciuta anni fa a quello che lui stesso definisce il “suo” inno alle osterie di tutto il mondo (99 bar), personalmente il brano che ho preferito. Detto questo ne consiglio l’ascolto a tutti ed auguro a lui ed alla sua band il miglior futuro gli si possa augurare.

99 bar un po’ di compagnia ti fa cambiare umore

By Bluff

http://www.davidetaloni.it/

Personalità e qualità: ecco l’hardcore/nu metal dei pesaresi Selica

La copertina dell'omonimo ep dei Selica

A cura di Alice Bevilacqua

I Selica sono il tipo di band che ti fa pensare “finalmente”, non appena si finisce di ascoltare il loro primo EP.

Finalmente”, perché per quanto si pensi di aver capito in che genere catalogarli fin dalle prime note – qualcosa di vicino all’hardcore/nu metal che molte, moltissime band propongono senza grandi variazioni le une dalle altre negli ultimi anni –, questa band pesarese attiva dal 2010 riesce a condensare nei tre brani che compongono l’unico lavoro finora ultimato una miriade di suggestioni diverse che senza dubbio rimangono impresse, e che finalmente dicono qualcosa di personale e caratterizzante su chi le ha composte.

Non ci si trova davanti a solite tiritere di parti veloci, qualche breakdown qua e là, e le usuali parti ritmiche a livellare il tutto, rendendo la musica di facile assimilazione, ma anche successiva digestione e rigetto altrettanto veloce; i Selica riescono a spingerti ad ascoltare i brani ancora e ancora, cercando di cogliere ogni volta qualcosa di nuovo, ed in effetti si scopre come i brani siano decisamente interessanti e ben costruiti, piuttosto lontani dagli stereotipi del genere, o che perlomeno cercano di esserlo – il che è sempre un gran bene.

L’EP si apre con ‘Your number is zero‘, il cui intro elettronico e deciso riesce a catturare l’attenzione dell’ascoltatore e, arricchendosi man mano di nuovi suoni, a condurlo all’interno del brano, che dopo un iniziale segmento più veloce che in effetti ci si aspetta di incontrare, con ritmo e melodia piuttosto convenzionali, si placa momentaneamente, per aprirsi poi in un minuto e mezzo di forza e potenza venate da malinconia, senza tuttavia perdere il forte impatto del pezzo, ottenuto con la ritmica che rallenta maestosa e la voce che riesce ad emergere dal resto, passando dal pulito ad una tonalità più roca, e siamo obbligati ad ascoltare con maggiore attenzione. La carica emotiva ottenuta però non si disperde affatto con il proseguire del brano, venendo invece prolungata con efficacia fino alla fine, e ci si stupisce nel vedere quanto lontano si è spinto il brano rispetto alle premesse iniziali.

I pesaresi Selica

La seconda traccia, ‘Downside‘, ha di nuovo un attacco elettronico, ma non si fa in tempo a dare un giudizio definitivo che arrivano le melodie di chitarre a scombinare il tutto, alcune più distorte, altre che invece delineano con chiarezza il riffing, accompagnate dalle percussioni che rivelano la natura quasi di ‘ballata’ del brano, più lento e melodico di quello che lo precede, lontano dalla velocità e violenza dell’hardcore, se non per qualche frammento più calcato qua e là, perfetto per non far dimenticare le vere radici della band. La canzone risulta un piacevole ‘stacco’ nell’EP, ancora più piacevole perché fortunatamente non ne viene sottolineata la matrice più drammatica e melodica, ma risulta un composto abbastanza omogeneo che non annoia e anzi si distingue da moltissime tracce che potrebbero esserle accostate, per stile e genere.

Sins‘ conclude questo lavoro, e si tratta di una degna conclusione: a mio avviso, il brano che più merita di essere considerato non solo perché pare quasi fondere gli aspetti caratterizzanti di ‘Your number is zero‘ e ‘Downside‘, e cioè l’impatto e la melodia, ma anche perché offre esempi ulteriori di ciò di cui la band è capace, e alla fine del brano lo si vuole riascoltare, tanti sono i momenti interessanti che ha da offrire. L’inizio è scandito da chitarre corpose che danno spessore e pesantezza al resto, sia nei momenti più veloci che in quelli più calmi, duranti i quali si può sentire un accenno di assolo quasi limido e aggraziato, ma inaspettatamente si è gettati in una sequenza di batteria che domina la scena con forza, dando al brano una marcia in più. Come se non bastasse, il tutto si conclude con una pesantissima parte di chitarre riverberate, elementi elettronici cupi e voce possente, senza contare la ritmica di nuovo incalzante che passa difficilmente inosservata.

Unico elemento non sempre convincente è talvolta la voce in pulito, non sempre efficace nel delineare o sostenere le trame dei diversi brani, mentre invece guadagna decisamente forza quando è più rabbiosa e urlata, sposandosi bene con ciò che la circonda.

 I Selica dimostrano di possedere le basi per cose ben più grandi, e sebbene la qualità conti più della quantità, c’è da sperare che presto giungano al nostro orecchio altre novità, anche perché tre brani non sono sufficienti a dispiegare tutte le capacità che la band sembra possedere, e che la produzione targata ‘Selica‘ non si esaurisca con questo seppur validissimo lavoro.

https://www.facebook.com/selica.band

http://selica.bandcamp.com/

La Stanza della Nonna – La Stanza della Nonna Ep

I messinesi

A cura di Manuel Maniaci

Ogni tanto capita che qualcuno pianti il seme di quello che potrebbe diventare uno splendido albero o che, assai più probabilmente, potrebbe non crescere mai. Perché fare musica in questo nostro paese culturalmente sempre più piatto, in cui le cose di valore devono farsi strada con la forza, spingendosi avanti nei sotterranei del panorama musicale italico e cercando di trovare visibilità tra il caos mediatico delle mille voci, dei milioni di nomi e volti che affollano lo spazio virtuale in cui viviamo il nostro simulacro di realtà, è obiettivamente sempre più difficile. Lo è ancor di più se si è decisi ad avere la libertà di fare solo ciò che si vuole. Ma la libertà è di chi se la prende. La libertà è di chi la pretende. 

Ecco, l’Ep omonimo del La Stanza della Nonna, potrebbe essere proprio uno di quei semi. Anzi, è la piantina venuta fuori da un seme piantato poco più di un anno fa, quando questi otto ragazzi messinesi hanno iniziato a partorire musiche, testi, melodie e tutto ciò che dà vita a quello che davvero può definirsi musica. Ne vengono fuori quattro tracce che ci accolgono nella Stanza della Nonna, un luogo in cui la semplicità del classico si unisce alla freschezza e alla voglia di fare del nuovo, in cui si respira la genuinità delle cose fatte a mano, create in casa e il cui ingrediente base sono la sincerità e la spontaneità. La semplicità sta nell’immaginario urbano, che sa di puzza di pesce, di sole e di fango, di amori che non rispondono più al proprio richiamo, della sonnolenza del primo mattino, di vecchie fotografie, intriso del ricordo del Fernet che si beveva di nascosto insieme ai cugini quando si era bambini.

La spontaneità sta tutta nelle melodie e nella strumentale, dolce, sussurrata, che grida solo quando serve, variegata e mai inutilmente pretenziosa, fantasiosa nell’uso di cori e suoni poco ordinari. Si va così da L’Havana, brano ricco di suoni e immagini liriche, a Isabella, unico brano in dialetto presente nell’Ep; dai nostalgici ricordi de La stanza della nonna, a Svegliarsi presto la mattina, che potrebbe essere la colonna sonora di tutti i risvegli forzati. 

Un primo lavoro che fa ben sperare per il futuro, quattro tracce come quattro primi passi. Ascoltarle è come aprire una porta di casa che non si era mai aperta prima e accorgersi che, parafrasando un verso dell’ Ep, ne La Stanza della Nonna ci son cose bellissime. Con la speranza che la piantina cresca e riesca a dare molti più frutti e ancor più maturi.  

https://www.facebook.com/lastanzadellanonnamusic

https://soundcloud.com/la-stanza-della-nonna

Male mISANDRIA – ” E.DIN ”

A cura di Massimo Minelli

Non è sicuramente facile valutare una band come i Male mISANDRIA. Presentatami come una band spacca timpani, la prima impressione che ho avuto ascoltando i brani che mi sono stati passati non è sicuramente di un gruppo di liscio alle feste di paese. Eppure i Male mISANDRIA presentano probabilmente il loro perchè nel genere brutal-metal-screamo-speedcore. Dalla definizione grossolana dei principali generi che ho individuato, si capisce che per una recensione qualitativa bisogna essere formati in quella direzione. Ma vediamo di poter dare un giudizio da ascoltatore ignorante nel genere.

Premessa fatta e secondo me dovuta, i brani che mi sono stati passati sono veramente tanti, ossia 25 in totale. Tutti questi brani, dalla durata massima di 2 minuti ciascuno, compongono l’ultimo full lenght dei Male mISANDRIA chiamato E.DIN.

Leggendo la biografia scopro che i Male mISANDRIA nascono nel 2007 come one man band di Dario (chitarra/voce). Dario registra in formazione unica un EP totalmente autoprodotto intitolato Übermensch,  che getterà le fondamenta concettuali e musicali di quello che sono oggi i Male mISANDRIA. Grazie a questa, seppur limitata, pubblicazione Magris (batteria) e Puja (basso) vengono a conoscenza del gruppo e spinti dall’empatia e dalla sincronia di pensiero con Dario entrano a far parte del gruppo. Nel 2008 i tre registrano Volizione, un EP autoprodotto con cui cominciano a sondare il territorio underground con le prime recensioni ed interviste, promossi anche dall’attitudine di naturalezza verso la propria musica: spontanea e non progettata. Continuando su questa linea nel 2010 pubblicano il primo full length: E.DIN, arrivando grazie ad esso a farsi conoscere sempre di più nell’ambiente. 

I pezzi sono tutti cantati in italiano, ma purtroppo risultano abbastanza incomprensibili, causa parole urlate in modo sguaiato e secondo i dettami screamo, brutal e grindcore. La comprensione di alcune frasi in italiano mi incuriosisce e mi obbliga a leggere i testi mentre i brani scorrono veloci nelle mie orecchie. Le tematiche sono il disagio sociale, ma anche brevi ed incisive affarmazioni e spiegazioni di stati mentali e condizioni d’animo, senza togliere guerrieri e battaglie come nella migliore tradizione metal. Quello che mi stupisce è che alle volte la rima viene cercata e utilizzata, capendo quindi che ciò che sento non è frutto del caso e dalla voglia di fare noise, ma segue dei precisi schemi di composizione istintivi ma pensati. Continuando nella lettura della biografia scopro che nel 2011 viene proposto loro di registrare uno split per la “Suffering Jesus Production” (CA) assieme a Malveillance, disco che uscirà l’anno seguente.

Attualmente i Male mISANDRIA stanno registrando quattro canzoni che comporranno un ulteriore album assieme ai Lamantide (Cremona) per Grindpromotion Records (Vicenza) e componendo le tracce per il prossimo full length. Invito quindi gli amanti del genere ad investire del tempo per scoprire questa band.

https://www.facebook.com/pages/Male-mISANDRIA/318056652549

http://www.reverbnation.com/malemisandria

http://malemisandria.bandcamp.com/