Esce “Genova per me”, il nuovo video del progetto Garcino

Garcino

Secondo singolo per l’ensemble piemontese, un brano in stile cantautorale con venature rock blues che intende rappresentare, oltre al rapporto personale di contrastanti sentimenti verso la città da parte del leader e cantante Nicola Garassino, una fotografia del cosmopolitismo e della forza di integrazione fra popoli, tipiche delle città portuali.

Genere: cantautorato, rock, blues

Label: Autoproduzione

Release Date: 9.3.2017

https://www.youtube.com/watch?v=0DKIMzesImI

Genova per me è il nuovo singolo/videoclip di Garcino estratto dall’album Mother Earth’s Blues. Il brano vuole rappresentare, oltre all’evidente rapporto personale di contrastanti sentimenti verso la città , una fotografia del cosmopolitismo e della forza di integrazione fra popoli, tipiche delle città portuali, che trasmette un senso di globalizzazione vera, sensuale, analogica e non artefatta. Il messaggio viene veicolato anche attraverso un viaggio dagli anni 70 ai giorni nostri, intriso di una certa melanconia, mitigata solo in parte dai sussurri portati dal “marino”, il vento che arriva fino nelle valli dell’entroterra ligure e piemontese.

Il sound è quello di un brano in stile cantautorale con venature rock-blues.

Le registrazioni sono state effettuate proprio a Genova, la prima sessione (basso e la batteria) in uno studio nelle vicinanze del cimitero monumentale; in uno dei locali stava facendo lezione Roberto Tiranti (New Trolls, Labyrinth) che in una pausa è passato ad ascoltare una take: “Gli ho chiesto se voleva cantare il brano ma declinando l’invito mi ha fermamente suggerito di farlo io” – afferma il chitarrista e voce della band Nicola Garassino – “Sentiva il brano adatto a me. Verissimo, sono molto felice di averlo fatto!”

Il progetto Garcino, attualmente focalizzato sulla promozione di Mother Earth’s Blues, sta partorendo idee per la realizzazione di nuove canzoni e per contro ne sta riarrangiando di vecchie mai pubblicate per un futuro nuovo disco.

Credits

Regia: Alessandro Ingaria

Montaggio: Marco LoBaido

Bio Garcino in trio presenta il nuovo cd “Mother Earth’s Blues” con Andrea Griffone alle tastiere e basso, Roberto Leardi alla batteria e Nicola Garassino alle chitarre e voce. Il repertorio comprende, oltre quelli del cd, brani blues (SRV, G. Moore, BB King), r’n’b (Zucchero, Blues Brothers), rock (Pink Floyd, Toto, Van Halen), latin (Santana), strumentali e di autori italiani (De Andrè, Finardi), per un momento di buona musica in relax e divertimento. In occasione dell’uscita del cd “Mother Earth’s Blues”, Garcino ha intrapreso un tour di presentazione con eventi live, in radio, tv e social. La band: Nicola Garassino – guitar&voice – Docente di chitarra elettrica ed acustica presso Ist. Civico Musicale di Ceva (Cn); ha studiato al CPM di Milano con P. La Pietra, F. Mussida, G. Cocilovo e partecipato alle Guitar Summer Sessions del Berklee di Boston. Ha all’attivo performances in gruppi blues e rock dal 1987. E’ autore e ha prodotto il cd di Garcino “Mother Earth’s Blues”. Andrea Griffone – keyboards- Docente di tastiere presso I.C.M. di Ceva (Cn): classe 1994 vanta già numerose collaborazioni con artisti piemontesi e gruppi nel Nord Italia; ha contribuito agli arrangiamenti del cd di Garcino. Roberto Leardi – drums – Ha studiato con F. Chirico e P.L. Calderoni. Docente di batteria presso I.C.M. di Ceva (Cn). Dal 1995 è batterista e percussionista della compagnia teatrale torinese Assemblea Teatro con cui sperimenta, sia in ensemble che come solista, commistioni con altri linguaggi quali teatro/danza e teatro/parola. Nella sua carriera di percussionista si è esibito in Francia, Spagna, Algeria, Russia, Israele.

Contatti

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https://twitter.com/NicolaGarassino

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Frank Lavorino 3396038451

Dorem Ipsum! Il nuovo disco dei Maleizappa

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L’irriverente e dissacrante pop/rock band casertana sforna il secondo album dal titolo “Dorem Ipsum” : nove tracce che, sebbene restie alla catalogazione, spaziano gioiosamente dal rock al pop, dal folk al latin, dalla prog alla ballad melodica.

Genere: rock/pop/indie

Etichetta: Autoproduzione

Spotify https://open.spotify.com/album/4rNCDwaCs8mKUGvlTirzeY

Soundcloud https://soundcloud.com/maleizappa/sets/dorem-ipsum

A quattro anni dall’esordio I successi, non ancora successi i Maleizappa tornano sulle scene nazionali con Dorem Ipsum, secondo album in studio. La musica dei casertani è un mix apparentemente disordinato di generi e citazioni che confluisce in quello che loro amano definire un “findie rock dissacrante”. I testi apparentemente leggeri nascondono un fondo di realismo malinconico e “messaggi subliminali” intrisi di amare verità.

Definire il genere musicale dei Maleizappa è un’impresa ardua perché non ne hanno uno bensì molteplici: spaziano gioiosamente dal rock al pop, dal folk al latin, dalla prog alla ballad melodica..insomma, fanno quello che pare loro e lo fanno divertendosi e divertendo, dissacrando su vari fronti il mondo “ovattato e conformista” che è oggi il panorama musicale italiano.

Dorem Ipsum è un disco di nove tracce che riassume meglio di tante parole quello che sono i Maleizappa e la loro progressiva maturazione artistica. Un lavoro fresco dai sentori estivi che si gusta con gioia e soddisfazione, auto-prodotto dai cinque componenti e arricchito da collaborazioni eccellenti.

Alle registrazioni infatti hanno partecipato amichevolmente: Antonio Bocchino (Enzo Avitabile), Carmine Scialla (Calatia, Orchestra Popolare Casertana, Daniele Sepe, Ar meitheal, Eugenio Bennato, Blue Staff), Luca De Simone (Calatia, Orchestra Popolare Casertana, Daniele Sepe, Eugenio Bennato), Giuseppe Giroffi (Daniele Sepe, Enzo Avitabile, The Congos), Cecilia Scatola (Calatia, Amii Stewart, M’barka Ben Taleb, Adriano Guarino, Ciro Manna), Alessandro De Carolis (Peppe Barra, Daniele Sepe, Stefano Bollani, Eugenio Bennato, Ar meitheal), Sasà Piedepalumbo (Lina Sastri, Gino Paoli, Enrico Montesano, Sal da Vinci, Valentina Stella, Nino D’Angelo), Antonio Sacco, Fabio Renzullo (Foja), Roberto Vigliotti.

La copertina e la grafica del disco sono state realizzate utilizzando un’opera dell’artista marcianisano Mandarino, un bohémien dei giorni nostri che cerca di sopravvivere vendendo la sua arte per strada o arrangiandosi con piccoli lavoretti.

Gitano in gita al mondo https://www.youtube.com/watch?v=usIp0TAn6O4

Video Credits

Regia: Vittorio Iuliano

Soggetto: Maleizappa

Produzione: Maleizappa

maleizappacoveralbum

Tracklist

Ragazzina

Cassettina da 90

Scienziati in America

Appartamento in centro

Introspettivo

Il mercato dell’organo

Gitano in gita al mondo

Canzonette

Mi meraviglio dell’aldilà

Apple http://tinyurl.com/jlktyfu
Amazon http://tinyurl.com/jcyprwj
Google Play http://tinyurl.com/gunz367

Press Kit Online http://www.maleizappa.it/press/maleizappa_presskit.zip

Tour

09/03/2017 @ Unplugged Pub, Caserta

15/02/2017 @ Birrificio La Diana, Siena

19/01/2017 @ Diesis Live Pub, Caserta

30/12/2016 @ Cerere e Bacco, Palma Campania (NA)

17/12/2016 @ Club 33 Giri, Santa Maria Capua Vetere (CE)

24/09/2016 @ Terra di Lavoro Birra Fest (Opening act Jovine), Casagiove (CE)

03/09/2016 @ Ecosuoni 2016 (Opening act I Cani), Palma Campania (NA)

Leuciana Festival 2015 (Opening act Giovanni Lindo Ferretti) – Caserta

16/12/2014 Anteprima album @ SMAV, Santa Maria a Vico (CE)

Rassegna Stampa

I Maleizappa lanciano uno sguardo ferocemente ironico e dissacrante sull’Italia contemporanea, sulle sue usanze e tradizioni, nonché sui vizi e sulle ipocrisie che la caratterizzano.” Rockit – https://www.rockit.it/recensione/18273/maleizappa-i-successi-non-ancora-successi

Fare musica “simpatica” non è affatto facile ed insomma, per chi fosse duro di comprendonio, i Maleizappa ci sanno fare, la sanno lunga e tra la tanta musica ascoltata, trita e ritrita, arriva, in questo inizio giugno una ventata di aria fresca, nobilmente altera ed altra.” Campania Rock – http://www.campaniarock.it/musica/recensioni/5222-i-successi-non-ancora-successi-dei-maleizappa.html

Biografia I Maleizappa nascono ufficialmente nel dicembre del 2004 e nel corso degli anni diventano una delle band più apprezzate e seguite della provincia casertana, e in seguito in gran parte della Campania; grazie anche alla partecipazione a diversi festival musicali come il Meeting del Mare del 2010 e 2012 – in cui aprono rispettivamente Elio e le Storie Tese e Mannarino. Le prime esibizioni creano scandalo e ripudio tra i musicisti campani, non abituati evidentemente ad accettare che cinque sconosciuti incapaci di intendere e volere, siano diventati nel giro di pochi mesi un fenomeno generazionale: insomma delle rockstarze. Cominciano ad esportare le proprie sonorità oltre i confini della Campania Felix, facendosi portavoce dei disagi, della rabbia e dell’allegria del popolo della “generazione x”. C’è chi li ama a tal punto da definirli: “la migliore cosa che questa terra poteva defecare” (ce n’è di gente strana in giro!). La musica dei Maleizappa è un miscuglio non ben definito di suoni, generi, citazioni, anagrammi e puzzle penta grammatici. Assistere ad una loro serata è come guardare una puntata di blob all’anfetamina. Vengono più volte censurati, epurati, tagliati e s-microfonati. Ciò nonostante i giovani li adorano: manco fossero delle pornostar. Ironici, cattivi e dissacranti. O se preferite, semplicemente: Maleizappa.

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Canzoni sulla vita, il futuro e l’amore: esce Gekrisi, nuovo album di LorisDalì

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Secondo disco per il cantautore piemontese che con il suo folk variopinto e tagliente racconta le tante facce della nostra vita e le diverse storie del quotidiano filtrate dalla consueta dose di ironia e cinismo.

Genere: cantautorato, folk pop

Label: Autoproduzione

Release Date: 21.11.16

Streaming https://soundcloud.com/i-dal/sets/gekrisi/

Esce Gekrisi, il nuovo disco del cantautore LorisDalì.

Disponibile, tramite Zimbalam, su iTunes e su tutti gli store digitali, il lavoro segue Scimpanzé, uscito a gennaio 2015, e rimane sulla falsariga del cantautorato folk, abbandonando definitivamente ogni derivazione rock che in qualche modo era presente nel suo predecessore. Ma di solo cantautorato folk non si tratta, LorisDalì cerca infatti di rendere il disco sfaccettato, sia per i generi che per le trovate musicali, cantate e recitate.

Ecco quindi Altri tempi, interpretata dal padre del cantante, oppure la terrificante presa in giro di Tension, Un tango qualunque, il mezzo blues di Jack Risi, la canzone popolare di Sant’Antonio e la chiosa minimal di 3 accordi, fischio e delay.

Le influenze sono le stesse di Scimpanzé, quindi il cantautorato classico ma anche i film della commedia all’italiana dove, con un sorriso ed un po’ di cinismo, si descrivevano scomode realtà e cattive abitudini del nostro Paese. Gekrisi racconta le tante facce della nostra vita e le diverse storie del vivere quotidiano.

Anche questa volta si è scelto di utilizzare soltanto suoni e strumenti naturali e analogici e LorisDalì, oltre a suonare parti di piano, basso, chitarra e percussioni, ha sfruttato anche gli strumenti che il nostro corpo possiede: il battito delle mani, il fischio, lo schiocco delle dita, la voce in diverse sfumature.

Le canzoni di Gekrisi sono state scritte prevalentemente al centro-sud, dove l’anno scorso ho vissuto e suonato molto. Credo che questa meridionalità sia percepibile soprattutto nei suoni. Continuo a preferire una calda e leggera imperfezione ad una fredda e precisa esecuzione e questo è l’intento con cui questo disco è stato registrato.

Nel disco LorisDalì cita volutamente a caso Battisti, Mogol, De Andrè, Capossela, i Casadei, il Roxy Bar di Vasco Rossi, CSI, Raffaella Carrà, i sofficini e Bukowsky. La copertina e la grafica sono state curate da Denise Roncolato. Gekrisi è stato registrato da Marcello Nigra, chitarrista storico di LorisDalì presso gli studi propri de “Il Capriolo”.

In alcune tracce sono riuscito a creare l’atmosfera che desideravo da solo, appunto con soli tre accordi fischio e delay, in altre sono stati preziosissimi gli apporti dei soliti amici e parenti che adoro utilizzare per dare intensità diverse alle registrazioni, oltre ad alcuni ospiti noti e meno noti come Maltese, Andrea Castelfranato, i Giulia’s Mother, Stefano Piri Colosimo (Africa United), Davide Mazzer, Marcello Nigra e il fido Giorgio Barberis che mi seguirà in alcune date del GekrisiTour.”.

Il singolo di lancio è Una canzone d’amor, dove un motivetto estivo fa da pretesto a LorisDalì per dichiarare di non voler scrivere “una canzone d’amor, senza esser Mogol”, tra chitarre hawaiane e coretti. Nel video l’hair stylist Egidio Cortello e Diego Castagna si sono prestati al travestimento per una serie di scene con il cantautore.

Una canzone d’amor https://youtu.be/9iBHUUOEe8U

GekrisiTour (in costante aggiornamento)

20.11.16 @ LAB Torino per Il Salotto di Mao

22.11.16 @ Radio Flash Torino

23.11.16 @ Radio Gran Paradiso

7.12.16 @ Circolo ArciSud (TO)

10.12.16 @ Circoletto, Pont Canavese (TO)

21.12.16 @ Linc, Cuorgnè (TO) per “Un brutto mercoledì da cantautori”

21.01.17 @ Circolo Arci Aurora, Bolzano

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Tracklist

1. Aldilà

2. Gekrisi

3. Jack Risi

4. Altri tempi

5. Una canzone d’amor

6. Curriculum

7. Migrante

8. 40 anni

9. Tension

10. Un tango qualunque

11. Sant’Antonio

12. 3 accordi, fischio e delay

Bio: LorisDalì, a seguito di progetti artistici di vario tipo, esordisce in veste di cantautore nel 2015 con “Scimpanzé”. Scritto e registrato con cura e pazienza, il disco ottiene un ottimo riscontro tra gli addetti ai lavori, con numerose recensioni positive. Il primo singolo estratto è “Manager”, in rotazione su molte radio in tutta la Penisola, che dedicano al cantautore spazio in numerose interviste, mentre il video è in prima pagina sul sito di AllMusicItalia. Riviste specializzate quali Rumore, Blow Up e Il Mucchio dedicano spazio e riscontri positivi al disco, mentre Rockerilla gli riserva due pagine centrali corredate da foto e intervista. Dal disco vengono estratti altri due singoli, “Evviva l’Italia” e “Di nuovo ubriaco”. Segue lo “ScimpanzéTour” con circa 30 date in tutta Italia, dal Piemonte alla Basilicata, passando per Abruzzo e Liguria. LorisDalì si esibisce in piazze, festival, sagre, music club, circoli, locali, bar, teatri, insomma in qualunque luogo ci sia un pubblico desideroso di ascoltare le sue canzoni e di guardare la sua esibizione. Nell’autunno del 2016 esce il secondo capitolo discografico dal titolo album “Gekrisi”, promosso da un tour in tutta la Penisola. Come dice sempre il diretto interessato, le pagine migliori della biografia di LorisDalì sono ancora da scrivere.

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Boskovic – A Temporary Lapse of Heaven

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A Temporary Lapse of Heaven è il primo disco del cantautore vicentino Luca Bonini Boskovic. Artista dalla carriera ventennale passata a suonare in giro per i locali con varie formazioni, tra le quali i Fourback e la John Lennon tribute band. Un amore per il beat e il rock nel quale Boskovic ha sempre cercato di dare spazio alle sue emozioni ed interpretazioni, costruendo così la propria identità. Una formazione durata a lungo che fa di questo album un esordio atipico in cui, oltre ad un’elevata capacita autoriale ed interpretativa, il cantautore mostra una gran voglia di esprimersi.

11 brani che variano tra rock, pop, r’n’b e beat. Sono spesso tracce dalla distribuzione ritmica e armonica complessa, affreschi sonori ripresi dalla tradizione inglese di Beatles, Pink Floyd e Bowie. Piuttosto intuibile che la lingua utilizzata dall’artista non sia il dialetto veneto bensì quella di Sua Maestà Elisabetta II. Bisogna però sottolineare che, seppur interpretati con un giusto accento rock, il più delle volte non riescono ad essere all’altezza della musica. Abbastanza evidente già dalle sue dichiarazioni, come per Boskovic la materia primaria sia quella strumentale: “Per me la musica è il desiderio e il bisogno di elaborare le emozioni personali e tradurle in melodia;”

Da evidenziare pezzi come “Everyday”, che con le sue parti acustiche e orchestrali si avvicina ad un pop-rock alla Oasis, o ancora più british la sinistra “Sun (born and die)”, mentre l’acme è raggiunto dalla finale “You can do it”, ballata che non sfigurerebbe su un disco di Elton John.

B.B (non sono Brigitte)

https://play.spotify.com/album/0lFaTwBnnoVDBFqCb8XNGP

https://soundcloud.com/boskovic-music-926860026/sets/boskovic-a-temporary-lapse-of-heaven

https://www.facebook.com/Boskovicmusic-179436975587011

Massimo Coppola – Sinceri Oroscopi

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Cantautore, compositore, musicista, produttore e arrangiatore, Massimo Coppola nasce nel 1972 a Grottaglie, in Puglia, ed è proprio qui che comincia ad esprimersi musicalmente grazie alle prime esperienze con diversi gruppi locali, a cavallo tra l’originaria passione per la batteria in contesti più legati al jazz strumentale e la voglia di scrivere, suonare e cantare canzoni con una chitarra. Nel frattempo si forma sugli storici cantautori italiani, sulle leggendarie rock band e su tutto quell’eterogeneo e colorato panorama degli anni ’70-’80, interessandosi al contempo anche di nuove sonorità e proposte, soprattutto dal mondo del jazz. La discografia ufficiale come songwriter vede all’attivo due album: Il primo, “The Answer“, datato 2011 e l’ultimo, “Sinceri Oroscopi“, appena uscito nel Dicembre 2013, entrambi con etichetta Silent Groove.

Sinceri Oroscopi” si presenta come un lavoro di ben quattordici tracce (tredici inediti ed una cover) in cui Coppola suona con la presenza di importanti ospiti nel disco come l’amico Vince Pastano (che suona attualmente con Luca Carboni ed ha suonato nell’ultimo singolo di Vasco Rossi) o Silvia Falivene, interprete splendida che, oltre alle backing vocals in due tracce, condivide con Massimo l’unica cover dell’album, Pale Shelter dei Tears For Fears, a testimonianza di un mai sopito amore per gli anni ottanta così come i fiati confermano quello per il jazz ben presente in vari assoli condotti da Massimo Greco a tromba e flicorno, collaboratore di Zucchero e musicista presente su albums della ECM, label rappresentativa del miglior jazz internazionale e Andrea Ferrario al sax, componente della band di Mingardi e turnista anche per Michael Bublè.

L’album è un alternarsi di brani in inglese ed in italiano che presentano, seppur tenuti insieme da un “collante” jazz, sonorità completamente diverse che vengono sdoganate sotto forma di sfumature differenti in ogni singolo brano.

Cantautore raffinato e dalla voce a tratti suadente a tratti graffiante, Massimo è alla continua ricerca musicale di un’alchimia gustosa e piena di sfumature tra le radici jazz-funk ed i nuovi trend del rock indipendente, chitarre volanti e atmosfere rarefatte, ritmiche vivaci e armonie aperte, bella elettronica e calore acustico. Insomma sembra proprio che premendo play a questo CD si accenda non un solo album ma una collezione vastissima di tanti lavori diversi. Si passa da “Everything” – traccia #1 – delicata ed estremamente attuale, a brani come “Adesso” che si rivelano un mix tra jazz, funky ed elettronica. “Sinceri Oroscopi” non è solo un album ma un cammino dagli anni 70′ ad oggi nel quale si raccolgono pezzi di emozioni e di stili musicali completamente diversi. In questo lavoro, insomma, Massimo Coppola vi accompagnerà attraverso groove ed emozioni ad un tempo leggere e intense e subito dopo dinamiche e virtuose, decisamente accattivanti. Buon Ascolto.

By ilRiccio

https://www.facebook.com/sincerioroscopi

 

Il “Viaggio Ribelle” di Davide Taloni

Il cantautore Davide Taloni

Non rimpiango il tempo perso, non si perde il tempo lo si vive sempre”.

Ho deciso di iniziare così questa mia recensione, sfruttando subito i testi del cantautore che andrò a presentarvi e commentarvi quest’oggi! Cuffie? Pronte! Computer? come sempre surriscaldato dall’ascolto eccessivo dei brani! E la mia mente?…riempita di pensieri. Ed è forse questa la poesia di un cantautore, è forse questa la magia che sta dietro ad un testo scritto a tavolino in compagnia unicamente della propria chitarra, il potere di emozionare…con poco. Non fraintendetemi, non voglio sminuire nessuno, non è che essere cantautori sia sinonimo di carenza tecnica per quanto riguarda la musicalità dei pezzi, sto solo dicendo che quando ascolto Guccini, Bertoli o l’irraggiungibile Faber, la mia attenzione è principalmente rivolta ai testi, perché la bellezza artistica e l’essenza dei brani è racchiusa nelle parole che questi dicono, ed ogni testo sarebbe bellissimo qualunque fosse la base strumentale che lo accompagna.

Ma sto divagando, scusate! Voglio inquadrarvi il nostro artista!

Davide Taloni, è questo il nome, afferma nella sua biografia di aver sempre amato la musica, sin dalla tenera età (una simpatica foto sul suo sito conferma le sue parole). La musica lo ha sempre affascinato, accompagnandolo nei suoi pensieri e permettendo alla sua mente di spaziare, fin quando la “Sua Musica” non ha sentito la necessità di uscire, la necessità di essere espressa tramite le sue parole. Da qui nasce la “collaborazione” con la sua fedele chitarra, ed ora si presenta al pubblico, principalmente del Nord-Italia, con i suoi lavori, scritti di proprio pugno, accompagnato dalla sua band. La particolarità di questo artista, che sento di riportarvi, sta nell’insolito tour “Viaggio Ribelle” che lo ha visto inforcare la vespa, caricata con chitarra ed amplificatore, e diffondere la propria musica lungo strade, piazze e passi alpini, ovunque le orecchie di qualcuno potessero udirla e godere della composizione. Ed è per questo che ho iniziato la recensione con una frase tratta da un suo brano, precisamente “Tutto il nostro tempo perso”, perché Davide Taloni ci dimostra come il tempo speso ad inseguire passioni così forti, capaci di portarti a sostenere un tour così fuori dal normale, non potrà mai definirsi perso…ma semplicemente vissuto.

Inquadrato l’artista, inquadriamo l’opera! Entrando in contraddizione con quanto detto prima, sento di dover fare una lode a chi accompagna Davide nella sua espressione musicale, quindi ai componenti della band, intenti a seguire i testi del nostro cantautore, riempiendo i vuoti con i loro strumenti. Un sound che trasmette principalmente tranquillità, come le canzoni ed i testi vogliono d’altronde, un sound che accompagna perfettamente la voce di Davide ma che spesso passa anche in primo piano con assoli di chitarra consoni al genere interpretato. Quando dico consoni è perché dubito che qualcuno di voi abbia mai sentito una “canzone da cantautore” lasciar spazio ad una chitarra distorta e 

virtuosa, come mai sentirete un assolo di batteria degno di un gruppo metal. Ad ognuno il suo genere!

La musica di Davide è semplice e leggera, sembra (ed è così) ci voglia esprimere qualcosa, un suo pensiero, un suo sogno, un desiderio o una speranza. Non importa quello che cerca di trasmetterci, qualunque cosa essa sia Davide ci riesce. Grazie a qualche parola, qualche frase che fa riflettere…o più semplicemente fa sorridere. Non c’è una canzone, fra quelle che ho avuto il piacere di ascoltare, che non mi abbia lasciato perplesso, a divagare fra me e me, e, giuro davvero, mi sono spesso scoperto perso in ricordi e pensieri che pensavo nascosti e dimenticati nei più remoti lidi della mia mente. 

L’ascolto di questo artista è una esperienza significativa, permette di scoprire a fondo il suo pensiero e poter in parte riscoprire anche il nostro. Questo perché Davide ci offre molti spunti, passando da un testo indirizzato ad una ragazza conosciuta anni fa a quello che lui stesso definisce il “suo” inno alle osterie di tutto il mondo (99 bar), personalmente il brano che ho preferito. Detto questo ne consiglio l’ascolto a tutti ed auguro a lui ed alla sua band il miglior futuro gli si possa augurare.

99 bar un po’ di compagnia ti fa cambiare umore

By Bluff

http://www.davidetaloni.it/

Sequen_ce – “Some Evil Ep”

La copertina dell'ep d'esordio di Sequen_ce

By Oretta Bressan

Una delle novità sulla scena musicale italiana a cui bisogna prestare attenzione è sicuramente l’EP Some Evil, uscito il 3 gennaio 2014, nato dal progetto Sequenc_ce di Pietro Paroletti.

L’idea guida nel lavoro sull’Ep è stata quella di “valorizzare al massimo le linee melodiche”, come Pietro afferma nella sua prima intervista (realizzata da Annalisa Nicastro per SOund36). Infatti, ciò che accomuna i quattro pezzi che lo costituiscono è proprio la ricerca di un nuovo suono che accoglie sia l’”elettr(on)ico”, sia l’”acustico” in un’armonia di omogeneità. Mi pare però che tale idea sia stata filtrata, forse inconsciamente, attraverso una sorta di contrasto-conflitto che provoca di volta in volta una piccola sorpresa nell’ascoltatore: i primi secondi di fredda elettronica, nella prima canzone, vengono improvvisamente accolti da un gentile suono di chitarra acustica.

L’atmosfera che viene a crearsi è quella di un pacifico viaggio nel pensiero dell’autore. La prima canzone, che per certi aspetti appare introduttiva all’intero EP (anche per l’omonimo titolo), inganna proprio con tale atmosfera, che già passando alla seconda canzone, People Turning, inizia a mutare. Qui l’artista ci porta in punti più intimi dell’anima, e perciò più delicati e più tristi. Di seguito, l’immagine che appare è quella di un artista ferito, ma autonomo dal resto del mondo (“I don’t need to come back home to rise up” – in Glance). Questa sicurezza di autonomia nuovamente illude l’ascoltatore, alla fine abbandonato in un clima di segreto avvilimento, che traspare dalla voce profondamente emotiva di Pietro accompagnata da un’altra altrettanto delicata e fragile (nell’ultima canzone, As I don’t).

Appare evidente che nel “valorizzare la melodia” l’uso e la ricerca sulla voce abbiano giocato un ruolo determinante. La voce di Pietro, con all’interno un talento ancora in parte nascosto, decisamente inusuale per i generi di musica tra i quali lui stesso si muove, potrebbe forse essere più adatta a musiche che esigono una maggiore potenza di voce (riuscirebbe a inquadrarsi perfettamente nell’alternative/hard rock), che sicuramente si nasconde in Sequen_ce, e che non è ancora interamente esplorata. La scelta (forse un po’ ingenua, ma sicuramente audace) di applicare una voce di tali sfumature nel trattare temi di delicata e soffice intimità finisce per esprimersi sottoforma di un altro contrasto-conflitto; l’immagine di fragilità dell’artista viene contrapposta al vigore della sua voce. Tale contrasto è ciò che rende questo EP particolare e degno di attenzione. La tensione a comunicare la propria interiorità è affermata dalla scelta della lingua inglese, che nasconde ambizioni verso un pubblico più eterogeneo.

Anche se vengono lievemente percepite certe influenze (come quella dei National o di Bon Iver), Sequen_ce proprio elaborandole riesce ad allontanarsi da esse. Da tutto ciò si può concludere che Some Evil è solo un primo accenno a un talento e a una creatività non ancora interamente espressi.

http://sequen-ce.bandcamp.com/

https://www.facebook.com/sequenceitaly

Le Forbici Di Atropo – “Gusfraba”

le forbici di atropo band

Le Forbici di Atropo

By Serena Agneletti

Sono originari della Magna Grecia e con un nome così non potrebbe essere altrimenti: Le Forbici di Atropo è una band rockettara tarantina che fonde il rock alternativo al rock’n’roll californiano fino ad arrivare ad accenni quasi folk (ascoltate l’attacco di “Di Nostalgia Si Può Morire” per credere). L’ultimo lavoro, Gusfraba, concentra in dieci tracce un alto tasso di rabbia e indignazione verso la civiltà contemporanea, con particolare attenzione alla decadenza tipicamente italiana: si comincia con un bersaglio facile, la Chiesa (Mi è sembrato che il mio 8 per mille / Fosse calzato da Sua Santità), si prosegue con la classe politica (Voi corrotti e sporchi parassiti / Voi vecchi bavosi e pervertiti / Voi, le meretrici di partito), le tante starlette che immolano la propria avvenenza per raggiungere una celebrità immediata quanto effimera (E chissà com’è fiero di te tuo papà / Che non vede, non sa cosa fai / Per permetterti sempre quel Tiffany al polso) ed i raccomandati d’onore nascosti tra le file dei servitori della patria (Finanza, vigili, carabinieri, polizia, ce n’è per tutti); a chiudere la vergognosa parabola l’inquietante profilo dei giovani uomini d’oggi, riassunti emblematicamente nell’archetipo del tronista: sgrammaticato, maniacalmente curato nell’aspetto, interessato solo al calcio e alla bella vita fatta di happy hour e sballo in discoteca; non a caso alla fine del brano – sarcasticamente intitolato “Se sarei come te” – si sente un estratto tv che termina con la voce di Maria de Filippi. E non è l’unico: fanno da prologo ad alcune canzoni stralci di film e dialoghi surreali strappati alla tv spazzatura, che dalle emittenti private rimbalza sui nuovi media dove viene sbeffeggiata e fatta dilagare un po’ ovunque, con il risultato che, pur prendendone le distanze sul piano ideologico, concretamente si sta al gioco e se ne parla.Per molti versi un concept-album, quindi, che sulla denuncia trova fondamento ed ispirazione; non mancano comunque pezzi più introspettivi, verbosi, poetici nella scelta dei temi trattati e delle parole attraverso le quali esprimerli: in “Danza di demoni” è il manico a sei corde della chitarra (Che compare a metà brano con un assolo tagliente) che permette all’io di non sprofondare tra le ombre e le realtà inconfessabili che lo attanagliano; in “Di nostalgia si può morire” e “Brass” al centro c’è l’amore, da cui ci si vuole allontanare o al quale si fa ritorno pur essendo fonte di infelicità; nella struggente “Il disagio dell’invisibile” sono gli emarginati a trovare voce e spazio per essere narrati mentre in “Sfiorirai” la paura della fine si affrontata vivendo, permettendo ai fantasmi di un tempo di allontanarsi e smettere di pungolare l’anima vestendo i panni del perdono. Un album in cui tanti processi catartici s’intersecano senza fornire risposte ma trovando nell’espressione musicale una prima risoluzione, immediata e liberatoria. Chissà cosa verrà dopo, probabilmente Niccolai, Marra e soci non lo sanno ancora: sta alla parca Atropo, figura della mitologia greca ritenuta responsabile del destino dei mortali (Da qui il nome del gruppo), decidere dove e come tagliare. Quel che è certo è che il filo narrativo dipanato finora suona davvero bene.

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i Redwest, consolidata band milanese, suonano “Spaghetti-Western-Metal”: ascoltiamoli nel loro “Play Your Hand”

I RedWest sono una consolidata band milanese giunta ormai al loro secondo disco “Play Your Hand”. Il genere di questi kids, definibile come “Spaghetti Western Metal”, rende il loro lavoro  degno di un’ attento ascolto dal momento che rivela un idea  di base particolarmente interessante. A primo acchitto, le sonorità di alcuni pezzi mi ricordano quelle dei Ramones mentre per altri versi e ,su tutt’altri lidi,  si possono apprezzare accenni ai Manowar e riecheggiamentideii vari  Iron Maiden, Skyclad e anche direi verso  il progetto Haggard. Unica nota dolente di un disco ben congeniato sono alcuni cori femminili che in alcuni pezzi come in “Johnny Walkers Farm ” (track nella quale potrete apprezzare oltre al video le citazioni musicali ai Ramones) smorzano e drammatizzano  in maniera un pò inopportuna , a avviso, il climax generale del lavoro della band. C’e’ un ‘ atmosfera resa spesso gustosa dal frontman: le parti di voce  più sporca risultano le migliori e le più espressive del disco e spesso ci fanno sfiorare  quell’ aria viziata e fumosa tipica del più ignobile dei  Saloon californiani! I pezzi con voce più clean sono  altrettanto espressivi , mantenendo sempre o uno stile tipicamente country farm ; a completare l’ originale cornice troviamo dei  versi animaleschi di fauna ea parti di armoniche . Sul sito della band potrete ascoltare la preview del disco e sulla loro pagina Facebook  potrete rimanere sempre aggiornati sulle loro date e dare un occhiata del robusto impatto live dei Red West. Complessivamente  “Play Your Hand ” è un buon disco che riesce  proprio grazie alla sua semplicità originale  e bellezza intrinseca; non solo, accontenta più generi ben fondendoli insieme!   by Orion

http://www.redwest.eu/                                          https://www.facebook.com/redwestband 

“Una vallata di pietre spaccate dal sole; un silenzio assordante interrotto soltanto dal lento incedere di stivali  usurati sulla terra.  E la prima proviene da un mestolo di metallo che raschia dal fondo gli ultimi fagioli rimasti.  Prima del grande colpo.  Sei cowboy poco raccomandabili decidono di salire sullo stesso treno e di fermarsi ogni qualvolta il cuore lo deciderà. Accomunati da un unico obiettivo: incendiare un nuovo palco e farvi godere lo spettacolo. La barba è incolta, il ghigno è fiero, il distorsore è rovente. Ed è così che lo Spaghetti-Western più sanguigno incontra l’epicità del Metal. Se avete sempre sognato di cavalcare sulle note di Morricone, se il country vi fa saltare le gambe come se foste sotto una pioggia di proiettili, se nell’udire un riff granitico non avete mai resistito alla tentazione di scuotere la testa su e giù, ecco ciò che avete sempre cercato. E che finora mancava.” Redwest- Spaghetti Western Metal.  Dal 2009 in Italia.