1984 movies: il nuovo disco di Spectre tra 80’s nostalgia e percorsi futuristici

Spectre - Giau 2

Dopo la synthwave di “Miami”, uscito nel 2016, il produttore elettronico torinese torna a stupirci con un disco le cui sonorità virano decisamente verso la tech house pur mantenendo il legame con la musica anni ’80 divenuta ormai il suo marchio di fabbrica.

Genere: electro pop, tech house, synthwave

Label: Indastria Records

Distribuzione digitale: Indastria Records

Release Date: 11/04/2017

Streaming https://soundcloud.com/spectremusicproduction/sets/1984-movies

Dopo la synthwave di Miami, out nel 2016, Spectre torna a stupirci con 1984 movies, un disco in uscita il 10 Aprile 2017 sotto l’indipendente Indastria Records, le cui sonorità virano decisamente verso la tech house pur mantenendo il legame con la musica anni ’80 divenuta ormai il suo marchio di fabbrica.

Disponibile su tutte le piattaforme online, incluso il suo Bandcamp personale www.spectremusicproduction.bandcamp.com, 1984 movies è un disco electro pop pronto a far ballare chiunque lo ascolti e ad essere amato da chiunque ami questo genere e non solo, grazie all’approccio del produttore e DJ torinese, che viene arricchito da suoni e sfumature sempre diverse. Il suono dell’album si erge tra synth e approcci nostalgici ma freschi, pronti a ridefinire un percorso che si incanala verso un sentiero ricco di sfumature, passando dalla leggerezza di Electro (Remix) ai torni più cupi ed ipnotici della dark Lust (Remix). Spectre si conferma un produttore discografico che ha molto da dire e di cui avremo il piacere di ascoltare e ballare i prossimi lavori.

L’album è stato interamente registrato in camera da letto, così da permettere al produttore sabaudo di “addormentarmi con il minimo sforzo tra un brano e l’altro. Scrivere, registrare, mixare e masterizzare 1984 movies è stata per me un’esperienza immersiva, a cui pensavo in ogni minuto della giornata”.

Il singolo/videoclip di lancio è Electro (Remix), un brano synthwave house che secondo il suo autore “unisce le sonorità dei Daft Punk agli anni ’80”.

Electro (Remix) https://www.youtube.com/watch?v=F517IE9wPrw

1984 movies copertina

Tracklist

1. Electro (Remix)

2. Overdrive (Remix)

3. 1984 movies (Remix)

4. Lust (Remix)

5. Oh! Eh! (Remastered)

Biografia Spectre, il cui vero nome è Aldo Sulotto, è un DJ e produttore di musica elettronica nato a Torino nel 1976. La sua musica affonda le radici nella TV e nei videogiochi degli anni ’80, alle cui sigle erano ispirate le sue prime esperienze creative, avvenute alle scuole elementari collegando un giradischi ed alcuni mangiacassette alla suoneria di un vecchio orologio digitale. L’amore per il demodè e il lo-fi caratterizzerà tutta la sua crescita, tra band punk che utilizzano campionatori e collaborazioni con realtà dark della scena torinese.

I padri spirituali del percorso musicale di Spectre sono molteplici e molto differenti tra loro: da The Cure ai Daft Punk, da Nick Drake ai Propellerheads e Fatboy Slim. Questa continua presenza di ispirazioni di diversa natura impregna il suo stile compositivo con una continua ricerca della sperimentazione, tra synth analogici e digitali, audio workstation, console da DJ, strumenti tradizionali e campioni di vecchie registrazioni.

Nel 2015 decide di dedicarsi completamente alla musica e comincia ad esibirsi nell’unico modo che ritiene possibile: i DJ set. Da questa svolta nasce Miami, il suo primo EP sotto l’etichetta indipendente Indastria Records, che uscirà nel 2016 ed otterrà un ottimo riscontro di vendite e critica, a tal punto da far diventare Spectre l’artista di punta della label. Con Miami, Spectre sfrutta tutto l’easy listening mai creato e le suggestioni sonore di telefilm e film come Supercar, Tron ed A-Team, per poi unire il tutto ad un personale concetto di techno house e synthwave.

Per aprile 2017 è prevista l’uscita del nuovo album 1984 movies, che vedrà questo accostamento tra retrò ed electronic dance music ancora più protagonista. È un disco molto atteso dalla sua fanbase, che porrà la massima attenzione alla tensione tra le sonorità minimali dei synth ad 8-bit e l’ipnosi elegante delle progressioni techno. Spectre suona anche in The Basement, un duo synth pop torinese con all’attivo due dischi (Beautiful Terrible del 2015 e Prelude del 2016) e un nuovo disco in uscita a giugno 2017: Renaissance. The Basement cominciano la loro carriera nel 2016 con l’apertura torinese ai francesi Derniere Volontè, per poi dedicarsi alla ricerca di una sonorità sempre in cambiamento, ma fortemente legata alla musica elettronica e al post-punk. The Basement sono Aldo Sulotto ed Alberto Appiano. www.facebook.com/ilikethebasement

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“Rebis”, il viaggio dei Bridgend tra passione e conoscenza.

backcover

Post rock con influenze progressive e psychedelic per un concept album diviso in tre atti che racconta, attraverso musica e dialoghi, il viaggio di un uomo in bilico tra passione e conoscenza verso l’isola di Rebis.

Genere: post rock/progressive/psychedelic

Label: Orange Park Records

Distribuzione digitale: Believe

Streaming

https://open.spotify.com/artist/2bA5BtM2EiK7JqbRjsWNaW

https://soundcloud.com/bridgendproject/sets/rebis/s-hPXkC

Bridgend è un gruppo post rock con influenze progressive e psychedelic. Il progetto prende il nome dall’omonima cittadina gallese dove il chitarrista e fondatore della band, Andrea Zacchia, era impegnato a comporre e incidere le prime preproduzioni di quello che sarebbe in seguito diventato il concept album Rebis.

Proveniente dalla scena rock underground di Roma, Andrea è stato fortemente ispirato nella composizione e nella scrittura da band rock progressive degli anni ’70/’80, Marillion, Pink Floyd solo per citarne alcune. Con queste premesse Rebis non poteva che essere quindi un concept album, diviso in tre atti, nel quale i brani confluiscono l’uno nell’altro e attraverso i dialoghi tra i tre personaggi (curati dallo scrittore Lorenzo Polonio) viene raccontato il viaggio di un uomo, Rajas, verso l’isola di Rebis. Nel suo viaggio sarà accompagnato dal mentore, Sattva, e dal suo vecchio amico, Tamas, ai quali spesso chiederà aiuto per sciogliere i legami che lo trattengono a Ys, il suo mondo. A dare voce ai tre personaggi sono stati gli attori teatrali Roberto Bonfantini, Lodovico Zago e Gioele Barone.

Zacchia ha cercato di fondere il “wall of sound”, tipico delle formazioni post rock come Mogwai e Caspian, con quello più sognante e viaggiatore delle band psichedeliche anni ’70. Per ottenere questo risultato lo studio di registrazione scelto è stato il PoliStudio Recording di Roma, con le esperte mani dell’ingegnere del suono Andrea Saponara a lasciare la loro impronta sul sound generale dell’album. Durante le registrazioni, durate circa tre mesi, è stato fatto larghissimo uso di macchine analogiche, le riprese hanno previsto l’uso di microfoni ambientali affinché il disco avesse ampio respiro, spesso sfruttando proprio le riflessioni del suono sui vari materiali che componevano la sala di registrazione.

Il singolo scelto per presentare l’album è la traccia Zain, di cui è disponibile il video su YouTube. Un crescendo in stile post rock con chitarre ossessionanti che si fondono a synth solenni per accompagnare Rajas nelle fasi finali del suo onirico viaggio verso Rebis. Il video è stato realizzato da Michele Montini (Drop-c art) con la tecnica del “Compositing” utilizzando Adobe Photoshop cs6 e Adobe After Effect cc 2015.

Zain è il brano che rappresenta e riassume l’intero disco.” – afferma Zacchia – “Al suo interno racchiude i principali temi trattati nell’album, curiosità, stupore, superamento dei limiti.

Tour (in continuo aggiornamento)

07.04.2017 @ Io & Vince, Argenta (FE)

08.04.2017 @ Sagittario Live Pub, Montefredente (BO)

19.04.2017 @ Freakout, Bologna

Copertina Rebis.png

Tracklist

Act I

01 Path to Ys

02 The Sunken Cathedral

03 Ys

04 Rendezvous

05 Rebis

06 Threshold

Act II

07 Tetracedron Planus Vacuus

08 Binah

09 Return to Ys

10 Zain

Act III

11 Black Sun

12 Archè

Biografia Bridgend è il nome del progetto post rock con influenze progressive e psichedeliche di Andrea Zacchia (chitarre e synth). Al progetto collaborano Lorenzo Sirani Fornasini (basso) e Denis Kokomani (batterie). In collaborazione con Orange Park Records realizzano “Rebis”, concept album da cui viene estratto nel 2017 il primo singolo “Zain”. Attualmente la band si sta preparando al tour che la vedrà impegnata sui palchi di tutta Italia.

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Esce “Genova per me”, il nuovo video del progetto Garcino

Garcino

Secondo singolo per l’ensemble piemontese, un brano in stile cantautorale con venature rock blues che intende rappresentare, oltre al rapporto personale di contrastanti sentimenti verso la città da parte del leader e cantante Nicola Garassino, una fotografia del cosmopolitismo e della forza di integrazione fra popoli, tipiche delle città portuali.

Genere: cantautorato, rock, blues

Label: Autoproduzione

Release Date: 9.3.2017

https://www.youtube.com/watch?v=0DKIMzesImI

Genova per me è il nuovo singolo/videoclip di Garcino estratto dall’album Mother Earth’s Blues. Il brano vuole rappresentare, oltre all’evidente rapporto personale di contrastanti sentimenti verso la città , una fotografia del cosmopolitismo e della forza di integrazione fra popoli, tipiche delle città portuali, che trasmette un senso di globalizzazione vera, sensuale, analogica e non artefatta. Il messaggio viene veicolato anche attraverso un viaggio dagli anni 70 ai giorni nostri, intriso di una certa melanconia, mitigata solo in parte dai sussurri portati dal “marino”, il vento che arriva fino nelle valli dell’entroterra ligure e piemontese.

Il sound è quello di un brano in stile cantautorale con venature rock-blues.

Le registrazioni sono state effettuate proprio a Genova, la prima sessione (basso e la batteria) in uno studio nelle vicinanze del cimitero monumentale; in uno dei locali stava facendo lezione Roberto Tiranti (New Trolls, Labyrinth) che in una pausa è passato ad ascoltare una take: “Gli ho chiesto se voleva cantare il brano ma declinando l’invito mi ha fermamente suggerito di farlo io” – afferma il chitarrista e voce della band Nicola Garassino – “Sentiva il brano adatto a me. Verissimo, sono molto felice di averlo fatto!”

Il progetto Garcino, attualmente focalizzato sulla promozione di Mother Earth’s Blues, sta partorendo idee per la realizzazione di nuove canzoni e per contro ne sta riarrangiando di vecchie mai pubblicate per un futuro nuovo disco.

Credits

Regia: Alessandro Ingaria

Montaggio: Marco LoBaido

Bio Garcino in trio presenta il nuovo cd “Mother Earth’s Blues” con Andrea Griffone alle tastiere e basso, Roberto Leardi alla batteria e Nicola Garassino alle chitarre e voce. Il repertorio comprende, oltre quelli del cd, brani blues (SRV, G. Moore, BB King), r’n’b (Zucchero, Blues Brothers), rock (Pink Floyd, Toto, Van Halen), latin (Santana), strumentali e di autori italiani (De Andrè, Finardi), per un momento di buona musica in relax e divertimento. In occasione dell’uscita del cd “Mother Earth’s Blues”, Garcino ha intrapreso un tour di presentazione con eventi live, in radio, tv e social. La band: Nicola Garassino – guitar&voice – Docente di chitarra elettrica ed acustica presso Ist. Civico Musicale di Ceva (Cn); ha studiato al CPM di Milano con P. La Pietra, F. Mussida, G. Cocilovo e partecipato alle Guitar Summer Sessions del Berklee di Boston. Ha all’attivo performances in gruppi blues e rock dal 1987. E’ autore e ha prodotto il cd di Garcino “Mother Earth’s Blues”. Andrea Griffone – keyboards- Docente di tastiere presso I.C.M. di Ceva (Cn): classe 1994 vanta già numerose collaborazioni con artisti piemontesi e gruppi nel Nord Italia; ha contribuito agli arrangiamenti del cd di Garcino. Roberto Leardi – drums – Ha studiato con F. Chirico e P.L. Calderoni. Docente di batteria presso I.C.M. di Ceva (Cn). Dal 1995 è batterista e percussionista della compagnia teatrale torinese Assemblea Teatro con cui sperimenta, sia in ensemble che come solista, commistioni con altri linguaggi quali teatro/danza e teatro/parola. Nella sua carriera di percussionista si è esibito in Francia, Spagna, Algeria, Russia, Israele.

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Metamorfosi3

È disponibile su tutti i principali store e piattaforme digitali il nuovo disco delle Metamorfosi dal titolo Chrysalis. Edito da Mauna Loa e distribuito da Believe, è il primo lavoro della band scritto in inglese. Un sound maturo, articolato e contaminato, un angolo di Mediterraneo che si affaccia sul panorama internazionale, esplorando i confini della scena indie/rock contemporanea.

“Sfumature di una crisalide che diventa farfalla”, Chrysalis rappresenta il momento di evoluzione, di cambiamento, di metamorfosi per l’appunto che sta coinvolgendo la band nell’ultimo anno. Testi e musiche dalle influenze più disparate che hanno accompagnato la crescita del gruppo in questi anni: dal rock al jazz, fondendo le atmosfere più rarefatte della scena indipendente attuale a quelle sonorità più dense della tradizione rock. Al fianco di chitarra e batteria troviamo colori più sottili riempiti da archi, marimbe e glockenspiel con spazi ampi e riverberati che in alcuni brani incontrano dimensioni più raccolte.

Dalle liriche di Chrysalis traspare la ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, la volontà di mostrarsi per come si è davvero, senza nessuna maschera, e di manifestare i sentimenti e gli stati d’animo più autentici rifuggendo qualsiasi omologazione e al di fuori di ogni regola; il bisogno di un ritorno ad uno stato primigenio, in comunione con la natura, per entrare in contatto con l’essenza più profonda delle cose.

La band laziale è reduce da un 2015 impegnato e ricco di soddisfazioni. Oltre ad aver aperto i concerti di artisti del calibro di Carmen Consoli Max Gazzé, vincono il festival LazioWave aprendo il live dei Marlene Kuntz a Frosinone e si aggiudicano come migliori interpreti il premio Ugo Calise Festival ad Ischia (NA).

Lo scorso dicembre pubblicano il videoclip di The Moon is Kiddin’ Me, primo singolo che anticipa l’uscita di Chrysalis. Con oltre 150 concerti in tutta Italia alle spalle (38 solo nel 2015), le Metamorfosi si apprestano ad aprire una nuova stagione live: dopo il release party ufficiale del 27 febbraio nella suggestiva cornice del Museo Del Sottosuolo di Napoli, faranno seguito le prime date a Roma e nelle province di Lazio e Campania. È in progetto un tour che toccherà i migliori club e festival della Penisola e che aprirà le strade verso il resto d’Europa.

Prossimi concerti

27.02.2016 @ Museo Del Sottosuolo, Napoli – Release party ufficiale

5.03.2016 @ La Saletta, Centro delle Arti, Frosinone

12.3.2016 @ Freedom Cafè, Coreno Ausonio (FR)

13.03.2016 @ Jarmusch, Caserta

18.03.2016 @ Terra di Briganti, Castelforte (LT)

20.03.2016 @ Le Mura, Roma

25.03.2016 @ Bar Cicerone, Arpino (FR)

16.04.2016 @ Les Maudits, Valmontone (RM)

Storico concerti – https://db.tt/xIFIR0PW

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Ancora più granitici: Monolith, “Overload” è il secondo singolo/videoclip dal debut album “Even More”

Monolith

Secondo brano estratto dall’esordio della stoner band modenese che annuncia la lavorazione di un nuovo capitolo discografico.

Genere: rock, hard rock, grunge, stoner, acid rock

Release date: 29.02.2016

Overloadhttps://www.youtube.com/watch?v=TtQiVS-knfk

È disponibile su YouTube Overload, secondo singolo e videoclip estratto da Even More, album di debutto dei Monolith pubblicato lo scorso aprile per l’etichetta emiliana Hazy Music.

Uno stoner/grunge arrabbiato, sporcato da reminiscenze psichedeliche ed echi di musica etnica, caratterizzato da grande attenzione per testi e compattezza del suono.

Brano e video raccontano una piccola situazione di vita, che vorremmo lasciare celata per renderla di più libera interpretazione, attraverso una metafora– dichiara la band modenese – “Il tutto è rappresentato dalla sfera argentata che il protagonista del video brama e insegue. C’è un piccolo richiamo musicale”.

Overload è stato girato in un’officina metalmeccanica che è anche il posto di lavoro del cantante Andrea Marzoli: “E’ stato divertente vedere trasformato in un set un ambiente del genere. Le riprese iniziali sono in live audio e si può sentire una citazione musicale a una leggendaria e iconografica band dei 70s.”

Sonorità granitiche quelle dei Monolith, sicuramente influenzate dal movimento grunge dei 90s negli Stati Uniti (SoundgardenAlice in Chains, Pearl Jam) e da gruppi più moderni come Queens Of The Stone Age e Wolfmother. Tra gli artisti di riferimento in ambito nazionale spiccano senz’altro i Marlene Kuntz mentre per quanto riguarda il british sound, la band si schiera decisamente dalla parte dei Beatles.

Novità interessanti all’orizzonte per la band emiliana: “Chiuderemo un anno di Even More in Aprile e sicuramente inizieremo la stesura di un nuovo disco”.

Suonerà ancora più monolitico? Non resta che aspettare..

Overload Video Credits

Regia: Marco Pattarozzi e Edoardo Giacomelli della Sick Pine Video https://www.facebook.com/sickpine

Bio Nati a Settembre 2013 da un’idea di Andrea Marzoli, chitarra e voce, e Massimiliano Codeluppi, chitarra, che con Riccardo Cocetti, ex batterista del gruppo indie “The Villains”, ed Enrico Busi compongono il quartetto ufficiale. A Marzo 2013 esce il loro primo EP di tre tracce Louder, registrato e mixato al Ghee Studio di Bologna. In seguito proseguiranno tutto il 2014 con un’intensa attività live. In estate vincono il Premio Augusto Daolio 2014. Il 22 Febbraio 2015 sono ospiti al Nomadincotro. Il 4 Aprile 2015 esce il primo Full Lenght ufficiale Even More presentato al Mattatoio Culture Club di Carpi. Registrato e mixato dal produttore e musicista bolognese Marco Bertoni (Motel Connection, Maccaroni Circus), con la collaborazione in fase di arrangiamento di Arcangelo Cavazzuti (Modena City Ramblers) masterizzato da Filippo Cimatti (Bones UK) e prodotto da Hazy Music di Davide Ravera. Proseguiranno il 2015 con un intensa attività live. Il 29 Febbraio 2016 è in uscita il video di Overload, singolo estratto dal primo disco Even More. Attualmente in fase di stesura di una nuova opera.

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Boskovic – A Temporary Lapse of Heaven

LucaBoskovicCopertina

A Temporary Lapse of Heaven è il primo disco del cantautore vicentino Luca Bonini Boskovic. Artista dalla carriera ventennale passata a suonare in giro per i locali con varie formazioni, tra le quali i Fourback e la John Lennon tribute band. Un amore per il beat e il rock nel quale Boskovic ha sempre cercato di dare spazio alle sue emozioni ed interpretazioni, costruendo così la propria identità. Una formazione durata a lungo che fa di questo album un esordio atipico in cui, oltre ad un’elevata capacita autoriale ed interpretativa, il cantautore mostra una gran voglia di esprimersi.

11 brani che variano tra rock, pop, r’n’b e beat. Sono spesso tracce dalla distribuzione ritmica e armonica complessa, affreschi sonori ripresi dalla tradizione inglese di Beatles, Pink Floyd e Bowie. Piuttosto intuibile che la lingua utilizzata dall’artista non sia il dialetto veneto bensì quella di Sua Maestà Elisabetta II. Bisogna però sottolineare che, seppur interpretati con un giusto accento rock, il più delle volte non riescono ad essere all’altezza della musica. Abbastanza evidente già dalle sue dichiarazioni, come per Boskovic la materia primaria sia quella strumentale: “Per me la musica è il desiderio e il bisogno di elaborare le emozioni personali e tradurle in melodia;”

Da evidenziare pezzi come “Everyday”, che con le sue parti acustiche e orchestrali si avvicina ad un pop-rock alla Oasis, o ancora più british la sinistra “Sun (born and die)”, mentre l’acme è raggiunto dalla finale “You can do it”, ballata che non sfigurerebbe su un disco di Elton John.

B.B (non sono Brigitte)

https://play.spotify.com/album/0lFaTwBnnoVDBFqCb8XNGP

https://soundcloud.com/boskovic-music-926860026/sets/boskovic-a-temporary-lapse-of-heaven

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Themusicblog.eu: il nuovo, fornitissimo portale musicale!

Il banner del sito Themusicblog.eu

Nell’affollatissimo mondo dei siti, blog, portali e piattaforme dedicati alla musica, oggi vogliamo approfondire la conoscenza con l’italianissimo Themusicblog.eu. Oltre ad essere fornitissimo dal punto di vista delle informazioni musicali, il blog colpisce anche per la qualità e accuratezza grafiche.

Themusicblog.eu è un portale sul mondo della musica, dove potete trovare una raccolta delle migliori liste di musica su ogni genere e per ogni anno, Classifiche musicali mensili per ogni genere, anche video musicali, Album e compilation, e notizie dal mondo della musica. I titoli e le compilation sono a titolo informativo, aggregandoli, si dà la possibilità all’utente interessato di visionare titolo e album musicale ed eventualmente interessato ad acquistare in negozio cd, compilation, album visionati.

Le classifiche musicali vengono elaborate dopo attenti studi e seguendo classifiche musicali, forum, vendite di cd e ricerche su internet. Tutte le liste musicali, le classifiche e i titoli presenti su The Music Blog, possono essere ascoltati copiando il titolo di ogni singolo musicale che vi interessa (con autore e nome canzione) su “Youtube”. Ogni nostra lista o singoli musicali sono presenti ed ascoltabili sul famoso sito di video sharing. Questo fà notare la qualità delle liste e delle classifiche da noi proposte. Buona navigazione su Themusicblog.eu

Visitate il sito su:

www.themusicblog.eu

Speedliner: Flash è il disco di debutto

A cura di Giorgio Sappilo

Flash come una fotografia, un’istantanea. Se il disco di debutto del quartetto dalle rive del Garda fosse una fotografia sarebbe un’immagine di impatto che arriva subito agli occhi dell’osservatore ma che incuriosisce anche il passante distratto che passa oltre ma poi fa qualche passo indietro per guardarla. Così come la fotografia che lo rispecchia il disco cattura l’attenzione e si fa ascoltare dall’inizio alla fine. All’interno della fotografia curata nei minimi dettagli, alcuni particolari emergono con colori che si distinguono dall’ambrato simil-antico del totale.

Il singolo “Assente” è uno di questi, il pezzo emerge e lo si può quasi toccare. A dare una mano all’efficacia della canzone ci pensa il video sapientemente curato da Massimiliano Diliberto e Tommy Pian di PixelHouse. “Assente” è una fuga frenetica e liberatoria, senza una meta. E’ il bello di una corsa sotto la pioggia. I tratti che emergono dalla fotografia trasmettono una scossa che attiva un flashback. Altri pezzi molto efficaci rendono questo gioco tattile piuttosto coinvolgente. “La mia periferia” critica il sogno della metropoli e l’identificazione della provincia come nostra radice: “la mia periferia non sa cosa è la città”. “Precipitare” è il pezzo d’apertura e rappresenta la sintesi più azzeccata dell’intero stile degli Speedliner: molto coinvolgente, a tratti ballabile, ricco di parti elettroniche che si sposano con il charleston in levare e un ritornello melodico, il tutto senza rinunciare al rock della chitarra. E’ chiara un’ispirazione di tipo elettro-rock in stile Killers, Ark e Bravery delle origini. L’originalità sta nell’utilizzo della lingua italiana interpretata con una voce molto pulita e cantautorale.

In linea di massima i testi hanno una connotazione critica e piuttosto negativa della società, alternano sentimenti di rassegnazione a speranze disilluse. “Chilometri di spiagge” è una doccia adolescenziale che ravviva il disco mentre volge al termine. Una doccia alle 18.30 in Agosto. Ripiglia un sacco. Il synth diversifica il tutto da un risultato indubbiamente già sentito ma non per questo da disprezzare, anzi… La strada piace, la direzione anche, stiamo a vedere se col tempo gli Speedliner ci regaleranno qualcosa di nuovo. Intanto canticchio “Assente”.

Giorgio Sappilo ( http://www.linkedin.com/profile/view?id=231559680 )

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Hollywood Noise – “More Than Your Mouth Can Swallow II”

Hollywood Noise

Era una giornata abbastanza merdosa, nulla di particolarmente drammatico, ma davvero noiosa e inconcludente. Dopo un’oretta di meritato riposo con le cuffie nelle orecchie e un buon libro in mano, mi sono prontamente messo al computer con l’intento di trovare delle buone tablature per Sturstruck dei Rainbow. Durante la ricerca mi sono imbattuto in qualcosa di stupefacente quanto scioccante, di tanto inaspettato quanto gradito; si sono palesate nelle mie stanche orecchie le calde, accoglienti e dure note degli Hollywood Noise. Questi ragazzi torinesi hanno fatto una cosa che a mio parere, sebbene la diffusione del genere tra le band underground dica il contrario, è molto difficile, per non dire quasi proibitiva: hanno preso l’Hard Rock e l’hanno fatto loro, gli hanno dato un proprio stile. Questo genere è certamente stato generatore di band che resteranno sempre nella storia della musica mondiale: AC/DC e Guns N’ Roses per citarne solo due, elencare tutte quelle degne di nota sarebbe alquanto prolisso (ci tengo solo a puntualizzare che la mancata citazione dei Led Zeppelin è dovuta al fatto che definirli solo Hard Rock, sarebbe alquanto riduttivo); genere che però nel corso degli anni è stato spremuto molto intensamente ed ha progressivamente perso l’antica egemonia, fino ad arrivare a oggi, dove abbiamo davvero pochi nuovi gruppi di livello rispetto agli anni ’70 (per non dire che non ne abbiamo).  Proprio in questo si rivela l’abilità Noise: nell’aver affrontato un genere tanto bello, ma che ti pone sempre e comunque a confronto con band enormi, e aver retto la botta alla perfezione, senza nemmeno perdere l’equilibrio. Partirei dicendo che il loro sound non ha nulla di nuovo, come avevo già detto, l’Hard Rock ha partorito quasi tutto ciò che poteva. L’asso nella manica che rende grandi i nostri amici da Torino è stato l’essere riusciti a creare qualcosa di mai visto con quello che già c’era. Per usare una metafora: gli Hollywood Noise sono un “Frankenstein” della musica Hard, ma non un mostro privo di senno, un’entità precisa, delineata e, soprattutto, bella. Molto anche, a mio parere.  Il loro stile è quello dell’Hard Rock più classico: ritmiche di chitarra che ricordano quelle di AC/DC, parti soliste che passano da accompagnamenti alla Aerosmith ad assoli alla Slash/Angus Young. La base ritmica prende spunto, a parer mio, da quella dei Def Leppard; il che porta un’impronta Glam/Hair al loro sound, che fa un leggero occhiolino ai Kiss del periodo da me più amato. Le chitarre a mio parere sono studiate in maniera veramente efficace, s’incarnano perfettamente nel genere senza sparire nella massa, com’è facile che accada. Dai video anche l’equipaggiamento è quello classico: Gibson Les Paul (di cui fa uso anche il sottoscritto) e Marshall (che c’è di meglio?) e loro lo sfruttano come dovrebbe essere sfruttato, cioè con melodie meravigliosamente calde e studiate, sfruttandone la qualità, e facendo un rumore d’altri tempi, sfruttandone la quantità. Altro particolare che non mi ha lasciato per nulla indifferente è la voce: l’apporto del vocalist è grandioso, personalmente mi ricorda per certi versi Steven Tyler e per altri Bon Scott. Il che non mi sembra un’investitura secondaria visto che si sta parlando delle voci di due delle più grandi Rock Band di sempre e, come se non bastasse, questi due signori risultano rispettivamente terzo e quinto nella classifica dei migliori vocalist Rock stilata dalla rivista Hit Parade nel 2006. Quindi, Matthew, hai il diritto di sentirti lusingato. More Than Your Mouth Can Swallow II” è il figlio del quasi omonimo EP (privo solamente del numero) con cui gli Hollywood sono debuttati. È un album di pregevolissima fattura, molto piacevole all’ascolto, pieno di elettricità e potenza, ma allo stesso tempo di grazia e dolcezza. I pezzi sono tutti riusciti, ma alcuni spiccano tra gli altri che si mantengono tutti allo stesso (alto) livello; la mia preferita è Shame On You, quell’intro di armonica a bocca e chitarra che tanto ricorda Crazy degli Aerosmith mi ha fatto veramente impazzire, ma anche Rip It Off ha suscitato in me sensazioni che tanto ricordano le corde mosse nel mio cuore da un certo gruppo di australiani la cui fama non si può considerare limitata. Questi due brani, tra venti album, appariranno certamente in un corposo Greatest Hits che sarà venduto in ogni negozio di CD (se ancora ne esisteranno) come simbolo dell’immortalità della musica Rock. Ragazzi, avete resuscitato in me l’Hard Rock! E avete guadagnato un fan. Quindi, se passate nel milanese, fatemi un fischio e accorrerò volentieri.                                                                  By Andrea Galuzzi


https://www.facebook.com/pages/Hollywood-Noise/56521407771

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Le Forbici Di Atropo – “Gusfraba”

le forbici di atropo band

Le Forbici di Atropo

By Serena Agneletti

Sono originari della Magna Grecia e con un nome così non potrebbe essere altrimenti: Le Forbici di Atropo è una band rockettara tarantina che fonde il rock alternativo al rock’n’roll californiano fino ad arrivare ad accenni quasi folk (ascoltate l’attacco di “Di Nostalgia Si Può Morire” per credere). L’ultimo lavoro, Gusfraba, concentra in dieci tracce un alto tasso di rabbia e indignazione verso la civiltà contemporanea, con particolare attenzione alla decadenza tipicamente italiana: si comincia con un bersaglio facile, la Chiesa (Mi è sembrato che il mio 8 per mille / Fosse calzato da Sua Santità), si prosegue con la classe politica (Voi corrotti e sporchi parassiti / Voi vecchi bavosi e pervertiti / Voi, le meretrici di partito), le tante starlette che immolano la propria avvenenza per raggiungere una celebrità immediata quanto effimera (E chissà com’è fiero di te tuo papà / Che non vede, non sa cosa fai / Per permetterti sempre quel Tiffany al polso) ed i raccomandati d’onore nascosti tra le file dei servitori della patria (Finanza, vigili, carabinieri, polizia, ce n’è per tutti); a chiudere la vergognosa parabola l’inquietante profilo dei giovani uomini d’oggi, riassunti emblematicamente nell’archetipo del tronista: sgrammaticato, maniacalmente curato nell’aspetto, interessato solo al calcio e alla bella vita fatta di happy hour e sballo in discoteca; non a caso alla fine del brano – sarcasticamente intitolato “Se sarei come te” – si sente un estratto tv che termina con la voce di Maria de Filippi. E non è l’unico: fanno da prologo ad alcune canzoni stralci di film e dialoghi surreali strappati alla tv spazzatura, che dalle emittenti private rimbalza sui nuovi media dove viene sbeffeggiata e fatta dilagare un po’ ovunque, con il risultato che, pur prendendone le distanze sul piano ideologico, concretamente si sta al gioco e se ne parla.Per molti versi un concept-album, quindi, che sulla denuncia trova fondamento ed ispirazione; non mancano comunque pezzi più introspettivi, verbosi, poetici nella scelta dei temi trattati e delle parole attraverso le quali esprimerli: in “Danza di demoni” è il manico a sei corde della chitarra (Che compare a metà brano con un assolo tagliente) che permette all’io di non sprofondare tra le ombre e le realtà inconfessabili che lo attanagliano; in “Di nostalgia si può morire” e “Brass” al centro c’è l’amore, da cui ci si vuole allontanare o al quale si fa ritorno pur essendo fonte di infelicità; nella struggente “Il disagio dell’invisibile” sono gli emarginati a trovare voce e spazio per essere narrati mentre in “Sfiorirai” la paura della fine si affrontata vivendo, permettendo ai fantasmi di un tempo di allontanarsi e smettere di pungolare l’anima vestendo i panni del perdono. Un album in cui tanti processi catartici s’intersecano senza fornire risposte ma trovando nell’espressione musicale una prima risoluzione, immediata e liberatoria. Chissà cosa verrà dopo, probabilmente Niccolai, Marra e soci non lo sanno ancora: sta alla parca Atropo, figura della mitologia greca ritenuta responsabile del destino dei mortali (Da qui il nome del gruppo), decidere dove e come tagliare. Quel che è certo è che il filo narrativo dipanato finora suona davvero bene.

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