La sindrome di Kessler: la cruda realtà quotidiana nel nuovo video La prossima infezione

laprossimainfezione

Ad un anno dall’esordio la band romana si prepara all’uscita del secondo disco, anticipato dalla promozione del nuovo singolo-videoclip: uno spaccato crudo e diretto della macabra realtà che ci circonda.

Genere: indie rock / grunge / alternative rock / garage

Etichetta: Autoproduzione

Dopo l’anteprima esclusiva su Shiver Webzine, esce ufficialmente La prossima infezione, il nuovo video de La sindrome di Kessler.

La tematica affrontata nel video riguarda il rapporto umanità/disumanità, un gioco di specchi che serve a ricordarci come siamo e con chi abbiamo a che fare: noi stessi e i nostri simili, i contorti meccanismi sociali, gli input/obblighi offerti/imposti dalla modernità, la schiavitù tecnologica, spesso autoinflitta, orrori e meraviglie e tutto quanto possa far cadere in un vortice di disorientamento e annichilimento. Recinzioni e barriere da cui dobbiamo liberarci per ritrovare una più equilibrata dimensione umana, di cui, lentamente, pare ci stiamo dimenticando.

Così recita la canzone nel suo incipit: “Ed ora che hai scoperto che è tutta una finzione, ammirerai la posa di un’altra recinzione?”

Interpretato da Mark Zao – protagonista estremo e distorto che incarna la “folle voracità” del presente facendosi simbolo del rutilante mondo in cui viviamo – questo videoclip, crudo e diretto come solo la realtà sa essere, consolida ormai la collaborazione e l’amicizia con il regista Idio, siglando il terzo lavoro consecutivo con la band dal 2015.

La sindrome di Kessler è tornata dal vivo a Roma il 14 gennaio in una data split con la band capitolina La salamandra presso il locale Defrag.

la-sindrome-di-kessler

Band:

Antonio Buomprisco: Voce-chitarra

Canio Giordano: Chitarra-voce

Sancio: Basso

Luca Mucciolo: Batteria

Credits

Regia, fotografia, montaggio: Idio

Sceneggiatura: Idio e Lsdk

Protagonista: Mark Zao

Contatti:

Mail: lsdkessler@gmail.com

Fb: La sindrome di kessler

YouTube: La sindrome di Kessler

www.facebook.com/BlobAgency

antipop.project@gmail.com

Metamorfosi3

È disponibile su tutti i principali store e piattaforme digitali il nuovo disco delle Metamorfosi dal titolo Chrysalis. Edito da Mauna Loa e distribuito da Believe, è il primo lavoro della band scritto in inglese. Un sound maturo, articolato e contaminato, un angolo di Mediterraneo che si affaccia sul panorama internazionale, esplorando i confini della scena indie/rock contemporanea.

“Sfumature di una crisalide che diventa farfalla”, Chrysalis rappresenta il momento di evoluzione, di cambiamento, di metamorfosi per l’appunto che sta coinvolgendo la band nell’ultimo anno. Testi e musiche dalle influenze più disparate che hanno accompagnato la crescita del gruppo in questi anni: dal rock al jazz, fondendo le atmosfere più rarefatte della scena indipendente attuale a quelle sonorità più dense della tradizione rock. Al fianco di chitarra e batteria troviamo colori più sottili riempiti da archi, marimbe e glockenspiel con spazi ampi e riverberati che in alcuni brani incontrano dimensioni più raccolte.

Dalle liriche di Chrysalis traspare la ricerca di se stessi e del proprio posto nel mondo, la volontà di mostrarsi per come si è davvero, senza nessuna maschera, e di manifestare i sentimenti e gli stati d’animo più autentici rifuggendo qualsiasi omologazione e al di fuori di ogni regola; il bisogno di un ritorno ad uno stato primigenio, in comunione con la natura, per entrare in contatto con l’essenza più profonda delle cose.

La band laziale è reduce da un 2015 impegnato e ricco di soddisfazioni. Oltre ad aver aperto i concerti di artisti del calibro di Carmen Consoli Max Gazzé, vincono il festival LazioWave aprendo il live dei Marlene Kuntz a Frosinone e si aggiudicano come migliori interpreti il premio Ugo Calise Festival ad Ischia (NA).

Lo scorso dicembre pubblicano il videoclip di The Moon is Kiddin’ Me, primo singolo che anticipa l’uscita di Chrysalis. Con oltre 150 concerti in tutta Italia alle spalle (38 solo nel 2015), le Metamorfosi si apprestano ad aprire una nuova stagione live: dopo il release party ufficiale del 27 febbraio nella suggestiva cornice del Museo Del Sottosuolo di Napoli, faranno seguito le prime date a Roma e nelle province di Lazio e Campania. È in progetto un tour che toccherà i migliori club e festival della Penisola e che aprirà le strade verso il resto d’Europa.

Prossimi concerti

27.02.2016 @ Museo Del Sottosuolo, Napoli – Release party ufficiale

5.03.2016 @ La Saletta, Centro delle Arti, Frosinone

12.3.2016 @ Freedom Cafè, Coreno Ausonio (FR)

13.03.2016 @ Jarmusch, Caserta

18.03.2016 @ Terra di Briganti, Castelforte (LT)

20.03.2016 @ Le Mura, Roma

25.03.2016 @ Bar Cicerone, Arpino (FR)

16.04.2016 @ Les Maudits, Valmontone (RM)

Storico concerti – https://db.tt/xIFIR0PW

www.facebook.com/lemetamorfosi 

www.metamorfosiband.com

Press Media Office

www.facebook.com/BlobAgency

 

Ancora più granitici: Monolith, “Overload” è il secondo singolo/videoclip dal debut album “Even More”

Monolith

Secondo brano estratto dall’esordio della stoner band modenese che annuncia la lavorazione di un nuovo capitolo discografico.

Genere: rock, hard rock, grunge, stoner, acid rock

Release date: 29.02.2016

Overloadhttps://www.youtube.com/watch?v=TtQiVS-knfk

È disponibile su YouTube Overload, secondo singolo e videoclip estratto da Even More, album di debutto dei Monolith pubblicato lo scorso aprile per l’etichetta emiliana Hazy Music.

Uno stoner/grunge arrabbiato, sporcato da reminiscenze psichedeliche ed echi di musica etnica, caratterizzato da grande attenzione per testi e compattezza del suono.

Brano e video raccontano una piccola situazione di vita, che vorremmo lasciare celata per renderla di più libera interpretazione, attraverso una metafora– dichiara la band modenese – “Il tutto è rappresentato dalla sfera argentata che il protagonista del video brama e insegue. C’è un piccolo richiamo musicale”.

Overload è stato girato in un’officina metalmeccanica che è anche il posto di lavoro del cantante Andrea Marzoli: “E’ stato divertente vedere trasformato in un set un ambiente del genere. Le riprese iniziali sono in live audio e si può sentire una citazione musicale a una leggendaria e iconografica band dei 70s.”

Sonorità granitiche quelle dei Monolith, sicuramente influenzate dal movimento grunge dei 90s negli Stati Uniti (SoundgardenAlice in Chains, Pearl Jam) e da gruppi più moderni come Queens Of The Stone Age e Wolfmother. Tra gli artisti di riferimento in ambito nazionale spiccano senz’altro i Marlene Kuntz mentre per quanto riguarda il british sound, la band si schiera decisamente dalla parte dei Beatles.

Novità interessanti all’orizzonte per la band emiliana: “Chiuderemo un anno di Even More in Aprile e sicuramente inizieremo la stesura di un nuovo disco”.

Suonerà ancora più monolitico? Non resta che aspettare..

Overload Video Credits

Regia: Marco Pattarozzi e Edoardo Giacomelli della Sick Pine Video https://www.facebook.com/sickpine

Bio Nati a Settembre 2013 da un’idea di Andrea Marzoli, chitarra e voce, e Massimiliano Codeluppi, chitarra, che con Riccardo Cocetti, ex batterista del gruppo indie “The Villains”, ed Enrico Busi compongono il quartetto ufficiale. A Marzo 2013 esce il loro primo EP di tre tracce Louder, registrato e mixato al Ghee Studio di Bologna. In seguito proseguiranno tutto il 2014 con un’intensa attività live. In estate vincono il Premio Augusto Daolio 2014. Il 22 Febbraio 2015 sono ospiti al Nomadincotro. Il 4 Aprile 2015 esce il primo Full Lenght ufficiale Even More presentato al Mattatoio Culture Club di Carpi. Registrato e mixato dal produttore e musicista bolognese Marco Bertoni (Motel Connection, Maccaroni Circus), con la collaborazione in fase di arrangiamento di Arcangelo Cavazzuti (Modena City Ramblers) masterizzato da Filippo Cimatti (Bones UK) e prodotto da Hazy Music di Davide Ravera. Proseguiranno il 2015 con un intensa attività live. Il 29 Febbraio 2016 è in uscita il video di Overload, singolo estratto dal primo disco Even More. Attualmente in fase di stesura di una nuova opera.

Contatti

https://www.facebook.com/MonolithRock

http://monolithrock.tumblr.com/

Contatto Stampa

Ufficio Stampa Blob Agency Bologna

Frank Lavorino 3396038451

antipop.project@gmail.com

Themusicblog.eu: il nuovo, fornitissimo portale musicale!

Il banner del sito Themusicblog.eu

Nell’affollatissimo mondo dei siti, blog, portali e piattaforme dedicati alla musica, oggi vogliamo approfondire la conoscenza con l’italianissimo Themusicblog.eu. Oltre ad essere fornitissimo dal punto di vista delle informazioni musicali, il blog colpisce anche per la qualità e accuratezza grafiche.

Themusicblog.eu è un portale sul mondo della musica, dove potete trovare una raccolta delle migliori liste di musica su ogni genere e per ogni anno, Classifiche musicali mensili per ogni genere, anche video musicali, Album e compilation, e notizie dal mondo della musica. I titoli e le compilation sono a titolo informativo, aggregandoli, si dà la possibilità all’utente interessato di visionare titolo e album musicale ed eventualmente interessato ad acquistare in negozio cd, compilation, album visionati.

Le classifiche musicali vengono elaborate dopo attenti studi e seguendo classifiche musicali, forum, vendite di cd e ricerche su internet. Tutte le liste musicali, le classifiche e i titoli presenti su The Music Blog, possono essere ascoltati copiando il titolo di ogni singolo musicale che vi interessa (con autore e nome canzione) su “Youtube”. Ogni nostra lista o singoli musicali sono presenti ed ascoltabili sul famoso sito di video sharing. Questo fà notare la qualità delle liste e delle classifiche da noi proposte. Buona navigazione su Themusicblog.eu

Visitate il sito su:

www.themusicblog.eu

Speedliner: Flash è il disco di debutto

A cura di Giorgio Sappilo

Flash come una fotografia, un’istantanea. Se il disco di debutto del quartetto dalle rive del Garda fosse una fotografia sarebbe un’immagine di impatto che arriva subito agli occhi dell’osservatore ma che incuriosisce anche il passante distratto che passa oltre ma poi fa qualche passo indietro per guardarla. Così come la fotografia che lo rispecchia il disco cattura l’attenzione e si fa ascoltare dall’inizio alla fine. All’interno della fotografia curata nei minimi dettagli, alcuni particolari emergono con colori che si distinguono dall’ambrato simil-antico del totale.

Il singolo “Assente” è uno di questi, il pezzo emerge e lo si può quasi toccare. A dare una mano all’efficacia della canzone ci pensa il video sapientemente curato da Massimiliano Diliberto e Tommy Pian di PixelHouse. “Assente” è una fuga frenetica e liberatoria, senza una meta. E’ il bello di una corsa sotto la pioggia. I tratti che emergono dalla fotografia trasmettono una scossa che attiva un flashback. Altri pezzi molto efficaci rendono questo gioco tattile piuttosto coinvolgente. “La mia periferia” critica il sogno della metropoli e l’identificazione della provincia come nostra radice: “la mia periferia non sa cosa è la città”. “Precipitare” è il pezzo d’apertura e rappresenta la sintesi più azzeccata dell’intero stile degli Speedliner: molto coinvolgente, a tratti ballabile, ricco di parti elettroniche che si sposano con il charleston in levare e un ritornello melodico, il tutto senza rinunciare al rock della chitarra. E’ chiara un’ispirazione di tipo elettro-rock in stile Killers, Ark e Bravery delle origini. L’originalità sta nell’utilizzo della lingua italiana interpretata con una voce molto pulita e cantautorale.

In linea di massima i testi hanno una connotazione critica e piuttosto negativa della società, alternano sentimenti di rassegnazione a speranze disilluse. “Chilometri di spiagge” è una doccia adolescenziale che ravviva il disco mentre volge al termine. Una doccia alle 18.30 in Agosto. Ripiglia un sacco. Il synth diversifica il tutto da un risultato indubbiamente già sentito ma non per questo da disprezzare, anzi… La strada piace, la direzione anche, stiamo a vedere se col tempo gli Speedliner ci regaleranno qualcosa di nuovo. Intanto canticchio “Assente”.

Giorgio Sappilo ( http://www.linkedin.com/profile/view?id=231559680 )

https://www.facebook.com/SpeedlinerZak

http://www.reverbnation.com/speedliner

Hollywood Noise – “More Than Your Mouth Can Swallow II”

Hollywood Noise

Era una giornata abbastanza merdosa, nulla di particolarmente drammatico, ma davvero noiosa e inconcludente. Dopo un’oretta di meritato riposo con le cuffie nelle orecchie e un buon libro in mano, mi sono prontamente messo al computer con l’intento di trovare delle buone tablature per Sturstruck dei Rainbow. Durante la ricerca mi sono imbattuto in qualcosa di stupefacente quanto scioccante, di tanto inaspettato quanto gradito; si sono palesate nelle mie stanche orecchie le calde, accoglienti e dure note degli Hollywood Noise. Questi ragazzi torinesi hanno fatto una cosa che a mio parere, sebbene la diffusione del genere tra le band underground dica il contrario, è molto difficile, per non dire quasi proibitiva: hanno preso l’Hard Rock e l’hanno fatto loro, gli hanno dato un proprio stile. Questo genere è certamente stato generatore di band che resteranno sempre nella storia della musica mondiale: AC/DC e Guns N’ Roses per citarne solo due, elencare tutte quelle degne di nota sarebbe alquanto prolisso (ci tengo solo a puntualizzare che la mancata citazione dei Led Zeppelin è dovuta al fatto che definirli solo Hard Rock, sarebbe alquanto riduttivo); genere che però nel corso degli anni è stato spremuto molto intensamente ed ha progressivamente perso l’antica egemonia, fino ad arrivare a oggi, dove abbiamo davvero pochi nuovi gruppi di livello rispetto agli anni ’70 (per non dire che non ne abbiamo).  Proprio in questo si rivela l’abilità Noise: nell’aver affrontato un genere tanto bello, ma che ti pone sempre e comunque a confronto con band enormi, e aver retto la botta alla perfezione, senza nemmeno perdere l’equilibrio. Partirei dicendo che il loro sound non ha nulla di nuovo, come avevo già detto, l’Hard Rock ha partorito quasi tutto ciò che poteva. L’asso nella manica che rende grandi i nostri amici da Torino è stato l’essere riusciti a creare qualcosa di mai visto con quello che già c’era. Per usare una metafora: gli Hollywood Noise sono un “Frankenstein” della musica Hard, ma non un mostro privo di senno, un’entità precisa, delineata e, soprattutto, bella. Molto anche, a mio parere.  Il loro stile è quello dell’Hard Rock più classico: ritmiche di chitarra che ricordano quelle di AC/DC, parti soliste che passano da accompagnamenti alla Aerosmith ad assoli alla Slash/Angus Young. La base ritmica prende spunto, a parer mio, da quella dei Def Leppard; il che porta un’impronta Glam/Hair al loro sound, che fa un leggero occhiolino ai Kiss del periodo da me più amato. Le chitarre a mio parere sono studiate in maniera veramente efficace, s’incarnano perfettamente nel genere senza sparire nella massa, com’è facile che accada. Dai video anche l’equipaggiamento è quello classico: Gibson Les Paul (di cui fa uso anche il sottoscritto) e Marshall (che c’è di meglio?) e loro lo sfruttano come dovrebbe essere sfruttato, cioè con melodie meravigliosamente calde e studiate, sfruttandone la qualità, e facendo un rumore d’altri tempi, sfruttandone la quantità. Altro particolare che non mi ha lasciato per nulla indifferente è la voce: l’apporto del vocalist è grandioso, personalmente mi ricorda per certi versi Steven Tyler e per altri Bon Scott. Il che non mi sembra un’investitura secondaria visto che si sta parlando delle voci di due delle più grandi Rock Band di sempre e, come se non bastasse, questi due signori risultano rispettivamente terzo e quinto nella classifica dei migliori vocalist Rock stilata dalla rivista Hit Parade nel 2006. Quindi, Matthew, hai il diritto di sentirti lusingato. More Than Your Mouth Can Swallow II” è il figlio del quasi omonimo EP (privo solamente del numero) con cui gli Hollywood sono debuttati. È un album di pregevolissima fattura, molto piacevole all’ascolto, pieno di elettricità e potenza, ma allo stesso tempo di grazia e dolcezza. I pezzi sono tutti riusciti, ma alcuni spiccano tra gli altri che si mantengono tutti allo stesso (alto) livello; la mia preferita è Shame On You, quell’intro di armonica a bocca e chitarra che tanto ricorda Crazy degli Aerosmith mi ha fatto veramente impazzire, ma anche Rip It Off ha suscitato in me sensazioni che tanto ricordano le corde mosse nel mio cuore da un certo gruppo di australiani la cui fama non si può considerare limitata. Questi due brani, tra venti album, appariranno certamente in un corposo Greatest Hits che sarà venduto in ogni negozio di CD (se ancora ne esisteranno) come simbolo dell’immortalità della musica Rock. Ragazzi, avete resuscitato in me l’Hard Rock! E avete guadagnato un fan. Quindi, se passate nel milanese, fatemi un fischio e accorrerò volentieri.                                                                  By Andrea Galuzzi


https://www.facebook.com/pages/Hollywood-Noise/56521407771

Tutte le bands che volessero veder pubblicate le loro recensioni sul nostro blog possono scriverci ed inviare il materiale (audio,video,foto,bio,links vari) all’indirizzo antipop.project@gmail.com ed essere così inseriti su Studenti in Erba!!

Le Forbici Di Atropo – “Gusfraba”

le forbici di atropo band

Le Forbici di Atropo

By Serena Agneletti

Sono originari della Magna Grecia e con un nome così non potrebbe essere altrimenti: Le Forbici di Atropo è una band rockettara tarantina che fonde il rock alternativo al rock’n’roll californiano fino ad arrivare ad accenni quasi folk (ascoltate l’attacco di “Di Nostalgia Si Può Morire” per credere). L’ultimo lavoro, Gusfraba, concentra in dieci tracce un alto tasso di rabbia e indignazione verso la civiltà contemporanea, con particolare attenzione alla decadenza tipicamente italiana: si comincia con un bersaglio facile, la Chiesa (Mi è sembrato che il mio 8 per mille / Fosse calzato da Sua Santità), si prosegue con la classe politica (Voi corrotti e sporchi parassiti / Voi vecchi bavosi e pervertiti / Voi, le meretrici di partito), le tante starlette che immolano la propria avvenenza per raggiungere una celebrità immediata quanto effimera (E chissà com’è fiero di te tuo papà / Che non vede, non sa cosa fai / Per permetterti sempre quel Tiffany al polso) ed i raccomandati d’onore nascosti tra le file dei servitori della patria (Finanza, vigili, carabinieri, polizia, ce n’è per tutti); a chiudere la vergognosa parabola l’inquietante profilo dei giovani uomini d’oggi, riassunti emblematicamente nell’archetipo del tronista: sgrammaticato, maniacalmente curato nell’aspetto, interessato solo al calcio e alla bella vita fatta di happy hour e sballo in discoteca; non a caso alla fine del brano – sarcasticamente intitolato “Se sarei come te” – si sente un estratto tv che termina con la voce di Maria de Filippi. E non è l’unico: fanno da prologo ad alcune canzoni stralci di film e dialoghi surreali strappati alla tv spazzatura, che dalle emittenti private rimbalza sui nuovi media dove viene sbeffeggiata e fatta dilagare un po’ ovunque, con il risultato che, pur prendendone le distanze sul piano ideologico, concretamente si sta al gioco e se ne parla.Per molti versi un concept-album, quindi, che sulla denuncia trova fondamento ed ispirazione; non mancano comunque pezzi più introspettivi, verbosi, poetici nella scelta dei temi trattati e delle parole attraverso le quali esprimerli: in “Danza di demoni” è il manico a sei corde della chitarra (Che compare a metà brano con un assolo tagliente) che permette all’io di non sprofondare tra le ombre e le realtà inconfessabili che lo attanagliano; in “Di nostalgia si può morire” e “Brass” al centro c’è l’amore, da cui ci si vuole allontanare o al quale si fa ritorno pur essendo fonte di infelicità; nella struggente “Il disagio dell’invisibile” sono gli emarginati a trovare voce e spazio per essere narrati mentre in “Sfiorirai” la paura della fine si affrontata vivendo, permettendo ai fantasmi di un tempo di allontanarsi e smettere di pungolare l’anima vestendo i panni del perdono. Un album in cui tanti processi catartici s’intersecano senza fornire risposte ma trovando nell’espressione musicale una prima risoluzione, immediata e liberatoria. Chissà cosa verrà dopo, probabilmente Niccolai, Marra e soci non lo sanno ancora: sta alla parca Atropo, figura della mitologia greca ritenuta responsabile del destino dei mortali (Da qui il nome del gruppo), decidere dove e come tagliare. Quel che è certo è che il filo narrativo dipanato finora suona davvero bene.

Tutte le bands interessate a ricevere recensioni, promozione e pubblicità sul nostro blog possono scrivere ed inviare materiale(audio,video,bio,foto,links vari) all’indirizzo  antipop.project@gmail.com  Verrete inseriti su Studenti in erba!!

Studenti in Erba: Nuovo, attesissimo film su Kurt Cobain nel 2014 – Il regista è Brett Morgen – bigodino.it

 

Brett Morgen è il regista del nuovo film su Kurt Cobain | bigodino.it.

Da Modena: Figli del papa



I Figli Del Papa sono una band nata nel 2006 dall’idea di Gka, Billnoise, Pinny e Chiò. Questi 4 ragazzi modenesi non vanno decisamente per il sottile: si autodefiniscono “Rapcore” e già nella scelta del nome per il progetto (che come loro stessi ammettono, è un biglietto da visita di difficile accettazione) avvertono la gentile clientela che la vena provocatoria è di casa ed è severamente vietata l’omologazione ad una società sempre più ipocrita e precaria.Ascoltandoli nelle loro sette  fatiche, non ho potuto fare a meno di lasciarmi piacevolmente sorprendere dall’impavido tentativo di combinare un genere tendenzialmente monotematico da un punto di vistasonoro come il rap con una moltitudine di soluzioni stilistiche piuttosto lontane dagli standard imposti e dall’anima palesemente heavy. A parte infatti le tracce “Nebbia” e “Gli Occhiali da Sole” (cherappresentano eccezioni dalle sonorità più soft), il rap dei loro testi viaggia tra le atmosfere inizialmente blueseggianti di “Supervivo” (salvo esplodere in un tripudio rock dal primo chorus inpoi), passando attraverso l’ironia a luci rosse di “Pelo” (pezzo che rimane in testa fin dal primo ascolto, con una base fatta di continue linee di riffoni di chitarra e un chorus dal sound tostissimo, nonchèbrano da cui verrà tratto il videoclip e che dà il titolo al primo Ep, ancora in cantiere e registrato da Enrico “Prozac” Calanca)  per arrivare infine al puro crossover di “Sotto A Chi Tocca Sotto” e“FDP”, nei quali lampante è l’intenzione di riecheggiare Fred Durst e i suoi Limp Bizkit ,sia nei suoni che nella timbrica vocale.Il progetto dei Figli del Papa è quindi indubbiamente da tenere in considerazione; i ragazzi infatti non si limitano a sputare le loro rime taglienti su basi campionate, qualche sample di tastiera o il solito motivetto di chitarra arpeggiata che si ripete instancabile all’infinito, bensì cercano di incastonare le loro acrobazie vocali all’interno di contesti dal mood sempre in mutamento, vòlto ad attirare la nostra attenzione non solo con le parole ma anche con la musica. Le loro canzoni hanno il pregio di essere ciascuna una storia a sé, ciascuna un intrepido esperimento stilistico sul quale poi vomitare le proprie passioni, la propria voglia di intrattenere e il desiderio di raccontare situazioni sociali che tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta (feste, sbornie, avventure sessuali, gli sfottò ai metallari..) ma tinte di quell’aggressività sonora che rende il tutto sicuramente più particolare e meritevole di una chance. Perchè no?
Rentboy84


 

i Redwest, consolidata band milanese, suonano “Spaghetti-Western-Metal”: ascoltiamoli nel loro “Play Your Hand”

I RedWest sono una consolidata band milanese giunta ormai al loro secondo disco “Play Your Hand”. Il genere di questi kids, definibile come “Spaghetti Western Metal”, rende il loro lavoro  degno di un’ attento ascolto dal momento che rivela un idea  di base particolarmente interessante. A primo acchitto, le sonorità di alcuni pezzi mi ricordano quelle dei Ramones mentre per altri versi e ,su tutt’altri lidi,  si possono apprezzare accenni ai Manowar e riecheggiamentideii vari  Iron Maiden, Skyclad e anche direi verso  il progetto Haggard. Unica nota dolente di un disco ben congeniato sono alcuni cori femminili che in alcuni pezzi come in “Johnny Walkers Farm ” (track nella quale potrete apprezzare oltre al video le citazioni musicali ai Ramones) smorzano e drammatizzano  in maniera un pò inopportuna , a avviso, il climax generale del lavoro della band. C’e’ un ‘ atmosfera resa spesso gustosa dal frontman: le parti di voce  più sporca risultano le migliori e le più espressive del disco e spesso ci fanno sfiorare  quell’ aria viziata e fumosa tipica del più ignobile dei  Saloon californiani! I pezzi con voce più clean sono  altrettanto espressivi , mantenendo sempre o uno stile tipicamente country farm ; a completare l’ originale cornice troviamo dei  versi animaleschi di fauna ea parti di armoniche . Sul sito della band potrete ascoltare la preview del disco e sulla loro pagina Facebook  potrete rimanere sempre aggiornati sulle loro date e dare un occhiata del robusto impatto live dei Red West. Complessivamente  “Play Your Hand ” è un buon disco che riesce  proprio grazie alla sua semplicità originale  e bellezza intrinseca; non solo, accontenta più generi ben fondendoli insieme!   by Orion

http://www.redwest.eu/                                          https://www.facebook.com/redwestband 

“Una vallata di pietre spaccate dal sole; un silenzio assordante interrotto soltanto dal lento incedere di stivali  usurati sulla terra.  E la prima proviene da un mestolo di metallo che raschia dal fondo gli ultimi fagioli rimasti.  Prima del grande colpo.  Sei cowboy poco raccomandabili decidono di salire sullo stesso treno e di fermarsi ogni qualvolta il cuore lo deciderà. Accomunati da un unico obiettivo: incendiare un nuovo palco e farvi godere lo spettacolo. La barba è incolta, il ghigno è fiero, il distorsore è rovente. Ed è così che lo Spaghetti-Western più sanguigno incontra l’epicità del Metal. Se avete sempre sognato di cavalcare sulle note di Morricone, se il country vi fa saltare le gambe come se foste sotto una pioggia di proiettili, se nell’udire un riff granitico non avete mai resistito alla tentazione di scuotere la testa su e giù, ecco ciò che avete sempre cercato. E che finora mancava.” Redwest- Spaghetti Western Metal.  Dal 2009 in Italia.